
Le nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione (IN) 2025, volute dal Ministro Giuseppe Valditara, entreranno in vigore a partire dall’a.s. 2026/27.
Per quanto riguarda Arte e Immagine, nel paragrafo introduttivo intitolato Perché si studia Arte e Immagine (p. 92) la disciplina viene definita, “insieme alla musica”, come parte dei “saperi estetici” che, cito dal documento, “piuttosto che esprimersi attraverso linguaggi essenzialmente logici e razionali, vivono di simboli, metafore, allusioni, valorizzando anche gli aspetti più irrazionali, indefiniti, emozionali e poetici delle facoltà umane, aspetti intimi spesso inesprimibili a parole e che trovano espressione nelle immagini e nell’immaginazione creativa.” Tale definizione ha sollevato il timore in alcuni – per esempio nell’Associazione degli insegnanti di Storia dell’Arte – che per Arte e immagine si delineasse la volontà di sacrificare il ruolo scientifico-formativo della disciplina a favore di uno “di supporto”, decretandone la “secondarietà”. Preoccupazione sollecitata anche dal mancato riferimento alle forme d’arte che usano linguaggi razionali, prima tra tutte l’architettura, citata solo en passant a p. 93: “Architettura e artigianato locale, confrontati con opere di culture diverse, come possono essere un’icona bizantina o un dipinto giapponese, oppure – nel disegno realistico – un approccio graduale all’anatomia artistica umana o animale, diventano occasioni preziose per imparare a leggere e “scrivere” il mondo delle forme, con l’obiettivo anche di collegare il patrimonio locale a quello globale, al fine di promuovere, in questo modo, una cittadinanza autenticamente attiva”.
Superate le finalità della disciplina, la lettura dei Traguardi e degli Obiettivi di Arte immagine, suddivisi entrambi in Espressività/Produzione, Comunicazione, Osservazione/Lettura, Analisi/Interpretazione/Comprensione non vede stravolgimenti, piuttosto una certa continuità negli elementi fondamentali della disciplina. Risultano forse meno coesi, e si nota l’alleggerimento, rispetto alle IN 2012, dei due punti specifici che erano dedicati ai temi del patrimonio artistico culturale.
Più sfidante è l’impostazione del paragrafo sulle Conoscenze con vari esempi di temi o soggetti di storia dell’arte che potrebbero sembrare escludere o comunque dare meno rilievo a quelli non nominati e non fa riferimento a un ordinato succedersi dei principali periodi artistici nella storia. Al primo punto si raccomanda infatti di esplorare attraverso le opere d’arte “Stili e periodi della storia dell’arte” e fra parentesi gli esempi citati sono tre: “Medioevo, con i suoi simboli religiosi; Rinascimento, con la scoperta della prospettiva; Novecento, con le avanguardie storiche e l’esplosione della sperimentazione”. Al secondo punto delle Conoscenze troviamo i “Contesti interculturali delle creazioni studiate” e l’esempio tra parentesi, che un po’ forse ci solleva e chiarisce è “funzioni sociali e comunicative dell’arte”. Al terzo seguono i “Tratti distintivi delle più significative correnti estetiche occidentali” e gli esempi sempre tra parentesi sono, cito dal documento a p. 97: “Rinascimento, dadaismo, arte concettuale; dalle proporzioni di Leonardo al ready-made di Duchamp”. Infine “Caratteristiche dell’astrattismo e sue influenze culturali” con, tra parentesi, gli esempi “Kandinskij, scuola del Bauhaus, motivi geometrici e aniconici dell’arte non occidentale, come i pattern decorativi islamici”.
Questi esempi potrebbero indurre a pensare che l’impostazione di questo documento privilegi la creatività e la personalizzazione della didattica, e d’altra parte offra ai docenti un discreto grado di libertà di insegnamento. Libertà che certo si traduce in una maggiore responsabilità nella scelta di quali piani di studio attuare nelle classi per una disciplina che, sebbene fondamentale in un paese così denso di capolavori e storia come l’Italia, molti allievi non avranno più l’opportunità di incontrare nel loro corso di studi.
Che cosa c’è di nuovo in Arte e Immagine
Fatto questa doverosa ricognizione per differenza sul documento che sarà la nostra guida e la nostra base condivisa al sistema nazionale di istruzione, vorrei soffermarmi, come suggerisce Alessandra Rucci – dirigente e docente fondatrice del progetto Indire Avanguardie educative – sugli aspetti più “generativi” di questo testo che è comunque “aperto a un processo di interpretazione e realizzazione nel rispetto della pluralità delle situazioni educative e nella valorizzazione dell’intelligenza pedagogica di ciascuna comunità scolastica”. Richiamo qui quegli elementi didattici che più mi hanno colpito come docente per le opportunità educative che offrono.
- L’approccio interdisciplinare che allarga l’orizzonte integrando nella narrazione artistica materie come Italiano, Storia ed Educazione Civica (p. 92). Molti sono i temi artistici che si prestano ad essere esplorati in queste modalità che permettono di coniugare in maniera attiva aspetti storici e culturali attraverso la creazione di un progetto artistico dello studente o della classe. Il documento cita la tutela dei beni artistici, il dialogo con altre culture e la calligrafia, ma le opportunità sono infinite: dai miti greci, al patrimonio dei luoghi pubblici.
- La didattica attiva e laboratoriale come strumento inclusivo. Nel documento si dice che i laboratori non sono “luoghi di produzione tecnica”, ma “pretesti educativi per stimolare la creatività in contesti inclusivi” che aiutano i ragazzi a mettere in gioco conoscenze, competenze ed emozioni. Anche nell’analisi delle opere d’arte. Cenni all’iconografia e all’iconologia, e ai contesti storici, possono essere meglio compresi registrando proprie riflessioni e appunti “in diari visivi”, cioè in quaderni d’arte dove lo studente “raccoglie e crea immagini, disegni, collage, schemi, riflessioni e parole legate alle lezioni di arte”. Memorizza così gli elementi più importanti di ogni periodo storico-artistico, collegando la storia dell’arte al proprio vissuto personale.
- L’obiettivo di promuovere una cittadinanza attiva e consapevole (nella tutela e nel dialogo culturale): sia attraverso visite a musei o centri storici, sia attraverso il confronto tra patrimonio locale e globale (ad esempio, “confrontando produzioni locali con espressioni analoghe di altre culture come mandala orientali”), sia insegnando a “tutelare i beni artistici e a dialogare con culture diverse attraverso l’arte”.
- L’importanza di avvicinare i ragazzi all’anatomia artistica umana e animale e al disegno dal vero con modelli semplificati e un approccio graduale.
- Il ruolo del digitale nella creazione estetica. Nel testo si precisa che “L’uso consapevole degli strumenti digitali… arricchisce il percorso creativo”, e che è però importante mantenere un “equilibrio con la pratica manuale”. Inoltre, il digitale non deve essere inteso come fine, ma piuttosto “come mezzo espressivo” e strumento per favorire “l’alfabetizzazione tecnologica”. Sono indicati anche alcuni esempi di possibili attività: “la creazione di fumetti digitali stampati, animazioni in stop-motion o modellazioni 3D di architetture”. Bisogna dire però che attività come le animazioni in stop motion, lo dico per esperienza personale, non sono proprio semplici da realizzare nel contesto classe e con le tecnologie che la scuola ha a disposizione, ma sono comunque sfidanti.
Per approfondire l’argomento ti invitiamo a iscriverti al webinar gratuito a cura di Carla Zaffaroni:
24/02/26 ore 17:00: Le nuove Indicazioni Nazionali per Arte e Immagine.