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Il lampo

Il lampo

Un lampo. Un lampo non si può disegnare. È pura luce, energia, bagliore, accecamento.

Anche le nuvole non si possono disegnare. Non hanno confini, bordi, limiti precisi. Sono vapori nel cielo. Il cielo stesso non può essere disegnato: non è che un continuo mutare di luce in ogni suo punto e in ogni diverso istante del giorno e della notte. Ma neppure le cose, gli oggetti, le persone, gli alberi potrebbero essere disegnati, perché le linee del loro contorno sono indicate da differenze di colore, da sfumature di luce, da ombre e da riflessi, da trasparenze e da sovrapposizioni.Il lampo che scoppia nel cielo è simile al flash di una macchina fotografica: ferma per un istante lo stormire delle foglie, le gocce della pioggia, l’onda del ruscello, l’espressione di un volto. Giorgione, in questo quadro famoso, intitolato posteriormente La tempesta, si trova a dover risolvere un’enorme difficoltà: dettagliare ogni particolare di ciò che viene improvvisamente illuminato, potremmo dire messo a fuoco, e nello stesso tempo risolvere tecnicamente la indefinibilità dei contorni, poiché le cose, anche per Leonardo (la cui presenza a Venezia è attestata pochi anni prima), sembrano fondersi nella nostra percezione le une nelle altre. Ogni elemento, corpo, oggetto appare in questa istantanea perfettamente delineato e nello stesso tempo immerso nella stessa sostanza del sogno.

Giorgione, La tempesta, 1503-1509 ca. Olio su tela, 82×73 cm. Gallerie dell’Accademia, Venezia

Più che in altre opere, possiamo qui parlare effettivamente di uno shining, di un luccichio, di una illuminazione improvvisa, che permette l’apparizione di ciò che prima era invisibile. Tutto ciò che stiamo vedendo è stato reso possibile da questo improvviso infuocarsi del cielo.

Nonostante questa luce, che fa apparire la natura e le architetture, gli oggetti e le figure, il significato complessivo dell’opera rimane in ombra; niente in questa rappresentazione è chiaro e comprensibile: il mistero di questo, come di tutti gli altri dipinti di Giorgione, continua a persistere ancora oggi.

Vasari, suo contemporaneo, aveva osservato che Leonardo e Giorgione, colui «che sfumò le sue pitture e dette una terribil movenza alle sue cose per una certa oscurità di ombre bene intese» , dovevano essere considerati come gli iniziatori di «quella maniera che noi vogliamo chiamare moderna». Tutta l’arte, dopo il Rinascimento, possiamo dire che parta da questa osservazione: poiché tutto ciò che vediamo è un enigma da interpretare, il quadro non sarà mai una finestra sulla realtà perché riflette le emozioni, i sentimenti e l’invenzione dell’artista. Da un punto di vista tecnico, la strada aperta da Giorgione e dagli altri artisti veneziani del Cinquecento, che affrontano per primi il gigantesco ed eterno conflitto fisico e filosofico tra la materia e la luce, giungerà fino ad oggi, all’arte contemporanea.

Questo lampo, che solo la natura può produrre e che solo nella natura può essere visto, ci fa scoprire invece che il quadro non è stato dipinto en plein air, ma è il frutto artificiale della più pura immaginazione.

Le figure sono, come sappiamo, del tutto incongrue tra di loro e nel loro rapporto con l’ambiente e, all’esame radiografico, non è apparso neppure un segno di matita che ne avesse disegnato i contorni e la loro disposizione. Gli stessi raggi x hanno rivela­to la presenza di un’altra figura femminile, che, situata al posto del personaggio maschile, si bagnava i piedi nel ruscello, il che sta­rebbe a testimoniare un ripensamento tradivo da parte dell’artista e quindi un significato totalmente diverso dell’intera rappresentazione.

Il colore è il risultato di innumerevoli piccoli tocchi sovrapposti e accostati per  sfumature: il quadro si è autocostruito all’interno di questo processo quasi istintivo e già infatti perfettamente moderno.

Quelli che pertanto sono oggi ritenuti degli elementi ancora indecifrabili del dipinto, e la cui interpretazione si apre per noi a molteplici letture (vedi E.L. Francalanci, Dell’Arte, De Agostini, vol. 3, p. 286), non sono che motivi e figure forse evidenti agli intellettuali del tempo, all’ignoto committente e al circolo di amici che ne frequentavano il salotto.

La Tempesta, proprio grazie a quel lampo impossibile, porta l’opera sulle soglie del sublime, ovvero a quel confine di stupore che divide la “bellezza naturale”, più facilmente comprensibile, dalla “bellezza artistica”, la cui interpretazione agita eternamente il nostro pensiero. Lo sguardo della donna, intenta ad allattare il bambino, osservata dal soldato che funge da guardiano del dipinto stesso, è rivolto verso lo spettatore quasi a sfidarne l’intelligenza.

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