
Disegni realizzati da alunne e alunni della scuola “Rinascita – A. Livi” di Milano
Il vero viaggio di scoperta… è avere nuovi occhi.
Marcel Proust
Nel contesto della Milano Design week 26, dove il design si presenta come spazio di ricerca, sperimentazione e reinterpretazione dell’oggetto, emerge una domanda fondamentale: come guardiamo ciò che vediamo?
Designer e aziende non propongono solo prodotti, ma nuove visioni, mettendo in discussione forme, funzioni e significati noti. Lo stesso atteggiamento può essere portato nella didattica, come esercizio consapevole di sguardo e progetto.
In un’epoca digitale e iperconnessa siamo continuamente esposti alle immagini: le scorriamo, le consumiamo, le dimentichiamo rapidamente. Ma vedere non significa necessariamente guardare. Guardare richiede tempo, attenzione e sospensione del giudizio: significa fermarsi su un’immagine, interrogarsi su come è costruita e su ciò che comunica.
Le avanguardie storiche nascono come rottura con l’arte tradizionale: mettono in crisi ciò che appare naturale, interrompono l’automatismo della visione e obbligano a vedere diversamente. Espressionismo, Cubismo, Futurismo, Dadaismo e Surrealismo, non rappresentano solo movimenti artistici da studiare, ma strumenti per educare lo sguardo anche oggi.

LA MOKA – un’icona del design italiano
La scelta della moka non è casuale: è un’icona del design italiano, semplice, funzionale e riconoscibile in tutto il mondo.
Progettata nel 1933 da Alfonso Bialetti, è diventata uno dei simboli più diffusi del Made in Italy, mantenendo nel tempo una forma sostanzialmente invariata.


Ancora oggi appartiene all’immaginario contemporaneo, come dimostra la sua presenza anche nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Nel corso degli anni, la moka è stata oggetto di diverse collaborazioni, pensate per trasmettere messaggi e valori attraverso il design; un esempio è la Moka Alpina Bialetti, in cui il coperchio richiama il cappello degli alpini.
Un altro caso è la collaborazione tra Bialetti e Dolce & Gabbana, che ha rielaborato la moka attraverso decorazioni floreali ispirate alla tradizione italiana.
Accanto alla tradizione Bialetti, il design italiano ha reinterpretato la moka attraverso progettisti come Aldo Rossi, che per Alessi realizza modelli come La Conica e La Cupola. Qui la trasformazione non riguarda la decorazione, ma la struttura: l’oggetto diventa una piccola architettura domestica.
Il laboratorio: con gli occhi delle avanguardie
Il progetto ha seguito una regola chiara: non una semplice decorazione della moka, ma trasformarla, modificandone forma, colori e spazio senza perderne la riconoscibilità.
Nella prima parte teorica gli studenti hanno conosciuto e familiarizzato con le avanguardie artistiche osservando le opere e scegliendo un movimento artistico di riferimento. Hanno poi individuato gli elementi peculiari all’interno delle opere analizzate.
Alunne e alunni hanno prodotto schizzi e definito l’elaborato finale.
Le moka realizzate mostrano risultati molto diversi tra loro: alcune sono state trasformate in figure ibride, tra oggetto e corpo umano, con occhi, arti e dettagli antropomorfi; altre sono state modificate nella struttura con proporzioni e volumi alterati, ma mantenendo riconoscibile la forma originaria. In alcuni casi l’intervento si è concentrato sulla superficie, attraverso pattern e decorazioni simboliche.
Dal disegno al 3D, fino al manifesto
Una volta concluso il disegno, il lavoro è proseguito in ambito digitale. I disegni delle moka sono stati esportati digitalmente, diventando la base per la progettazione di un manifesto pubblicitario.
Dopo aver analizzato manifesti pubblicitari, gli studenti hanno realizzato il proprio progetto su Canva, scegliendo nome, slogan e grafica coerenti con l’avanguardia di riferimento.
In questa fase, l’attenzione si è spostata sulla comunicazione.
In ultimo, gli studenti hanno sperimentato anche l’intelligenza artificiale: a partire dai disegni, hanno generato modelli 3D che sono stati successivamente stampati.
Il percorso ha così trasformato un oggetto semplice in un’occasione di ricerca visiva, progettuale e critica.
Studenti e studentesse hanno realmente osservato gli oggetti quotidiani che fanno parte del nostro immaginario collettivo con gli occhi delle avanguardie, capaci ancora oggi di insegnare a guardare il mondo da un’altra prospettiva.
Il laboratorio ha prodotto un coinvolgimento autentico: gli studenti / alunni hanno seguito con interesse tutte le fasi del processo, mostrando curiosità, partecipazione e capacità di rielaborazione.


Giusy Mellino è una delle docenti che hanno collaborato alla didattica del nuovo corso di arte e immagine Incontro con l’arte e di altri manuali di successo come Giotto.
Guarda la presentazione del corso.







