Artemisia e le altre
Edmonia Lewis. La prima scultrice afroamericana

Edmonia Lewis. La prima scultrice afroamericana

Edmonia Lewis (New York 1844 – Roma o Londra 1907)

In una società ancora governata dagli uomini bianchi, Edmonia Lewis fu la prima donna afroamericana che, ai tempi della Guerra di Secessione (1861-1865), ottenne fama e riconoscimento internazionale come scultrice, affrontando con uno stile neoclassico ispirato a Canova soggetti legati alle tradizioni dei neri e degli indigeni d’America.

L’infanzia travagliata e gli studi all’Oberlin College

Il padre di Edmonia era di origini afro-haitiane, mentre la madre discendeva dai Mississauga Ojibwe, uno dei più grandi popoli nativi del Nord America, nei territori che oggi appartengono al Canada. Lewis rimase orfana da bambina e fu cresciuta dalle sue zie materne nei pressi delle cascate del Niagara; suo fratello Sunrise abbandonò la comunità nomade per andare in cerca di fortuna nel West, dove divenne un minatore d’oro.

Grazie al sostegno economico del fratello che, nel frattempo, aveva trovato una sistemazione nel Montana, verso i quindici anni Edmonia poté iscriversi all’Oberlin College nello stato dell’Ohio, la prima scuola degli Stati Uniti ad ammettere studenti afroamericani. Lì manifestò il suo talento per la scultura; tuttavia, in quel college subì numerosi episodi di discriminazione per le sue origini e per il colore della sua pelle.
Fu accusata ingiustamente di aver tentato di avvelenare due compagne di classe bianche e, per punizione, fu pubblicamente picchiata da un gruppo di sorveglianti antiabolizionisti e lasciata agonizzare in un campo nel freddo della notte; quando si riprese, e dopo che vennero ritirate le accuse su di lei, Edmonia non esitò a lasciare l’Oberlin.

Nel 1864 la giovane si trasferì a Boston, determinata più che mai a intraprendere la carriera di scultrice. Dopo aver ricevuto diversi rifiuti, incontrò Edward A. Brackett, un artista affermato che era appoggiato da alcuni tra i più autorevoli sostenitori dell’abolizione della schiavitù, argomento per il quale il paese era diviso in una guerra civile tra gli stati del Nord (favorevoli all’abolizione) e quelli del Sud (che invece ne volevano il mantenimento). Edmonia iniziò a collaborare con Brackett, realizzando dei medaglioni in argilla e in gesso per rendere omaggio agli abolizionisti e agli eroi della Guerra Civile, tra cui il mitico John Brown e il colonnello Robert Gould Shaw.

Il soggiorno a Roma e il successo internazionale

L’apprezzamento che la scultrice ricevette per quei lavori celebrativi la portò a Roma dopo la fine della Guerra di Secessione. In Italia, Edmonia si unì a una cerchia di artisti espatriati e, proprio nella capitale, aprì un suo studio. In quel periodo iniziò a scolpire il marmo, concentrandosi su una resa naturalistica delle forme e riproponendo al pubblico europeo temi relativi agli afroamericani, ai nativi americani e alla religione cattolica alla quale si era da poco convertita. «Sono arrivata a Roma», affermò la scultrice, «per ottenere opportunità per la mia arte e per trovare un’atmosfera sociale in cui non mi si ricordasse costantemente il mio colore. La terra della libertà non aveva spazio per una scultrice di colore».

Una delle opere che ottenne maggiori consensi fu Forever free del 1867, una scultura che commemora la ratifica del Tredicesimo emendamento (proibizione e abolizione della schiavitù negli Stati Uniti d’America), attraverso la rappresentazione di un uomo e una donna di colore che rompono delle catene, simbolo di prigionia e di sottomissione.

Un richiamo, invece, alle sue radici è Old arrow maker, una statua che ha come soggetto un padre impegnato a insegnare alla figlioletta a fabbricare una freccia.

Edmonia Lewis, Old arrow maker, 1872.

Un momento fondamentale della sua carriera fu la partecipazione nel 1876 alla prestigiosa Centennial Exposition di Philadelphia; per l’occasione realizzò un’opera monumentale dedicata alla regina d’Egitto Cleopatra, intitolata The death of Cleopatra.  La scultura, del peso di circa due tonnellate, non rientrò mai in Italia perché la Lewis non poteva pagare gli esorbitanti costi di trasporto; per questo motivo, il pezzo fu dato a lungo per disperso e riscoperto soltanto diversi decenni dopo la morte dell’artista.  

Edmonia Lewis, The death of Cleopatra, 1876.

Gli ultimi anni della vita di Edmonia Lewis sono avvolti dal mistero; si sa che continuò a esporre i suoi lavori fino alla fine del XIX secolo e che a Roma ricevette la visita di Frederick Douglass, sostenitore dei diritti delle donne. Probabilmente trascorse quegli anni a Roma, anche se sono stati scoperti recentemente dei documenti che indicano Londra come luogo del suo decesso avvenuto nel 1907. 

Fino alla fine, tuttavia, la scultrice ebbe nostalgia della sua terra e della sua infanzia: «Non c’è niente di così bello come la foresta libera. Prendere un pesce quando si ha fame, tagliare i rami di un albero, accendere un fuoco per arrostirlo e mangiarlo all’aria aperta, è il più grande di tutti i lussi. Io non starei una sola settimana rinchiusa in una città, se non fosse per la mia passione per l’arte».

Sebbene abbia ricevuto numerosi consensi per il suo lavoro, nonostante la sua condizione di donna e di afroamericana, il vero riconoscimento del suo valore artistico arrivò dopo la sua morte. Alcune delle sue sculture più famose oggi fanno parte delle collezioni permanenti dello Smithsonian American Art Museum di Washington e del Metropolitan Museum of Art di New York. 

Spunti didattici

Fonti di ispirazione

Edmonia Lewis si ispirò allo stile del celebre scultore Antonio Canova (1757-1822); quali elementi stilistici del Neoclassicismo si possono ritrovare nelle sue sculture? Proiettare in classe delle riproduzioni delle opere di Canova e condurre un dibattito tra gli studenti.

Contro pregiudizi e discriminazioni

Quali altri personaggi del mondo della cultura, tra il XIX e il XX secolo, hanno avuto un ruolo determinante nel combattere i pregiudizi e le discriminazioni di cui sui sono stati a lungo vittime i cittadini afroamericani negli USA? Dividere la classe in piccoli gruppi e far svolgere delle ricerche.

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