Il nodo

Il nodo

Nella rappresentazione dell’incontro tra Gesù risorto e Maria Maddalena noto con il titolo di Noli me tangere, Tiziano non riesce, non può e non vuole comunicarci cosa effettivamente sta avvenendo, ma colloca degli indizi.

In questo episodio, raramente raffigurato dagli artisti, si nascondono diversi problemi di natura teologica cui bisogna comunque accennare per comprendere la scena rappresentata con così forte dinamicità. I due corpi, rispondendo ad una logica di azione e reazione, si oppongono, formando un arco – corpo maschile – “teso” da una freccia – l’immagine della donna protesa in avanti.

A una richiesta corrisponde un diniego, un sussulto, un subitaneo ritrarsi: ma come è possibile che a reagire in quel modo sia quel Cristo cui attribuiamo una volontà altruistica e una profonda generosità?

Cristo non reagisce come ci aspetterebbe, allargando le braccia in un abbraccio affettuoso. Cristo esclama: Noli me tangere (o anche noli me tenere). È la frase riportata dalla Vulgata del Vangelo secondo Giovanni, 20,17, che così prosegue: nondum enim ascendi ad Patrem (“perché non sono ancora salito al Padre”). Queste parole aprono profonde questioni interpretative. Tangere è un termine latino la cui radice è presente nel termine contatto, ma anche contagio, ed è proprio in quest’ultima ambigua accezione che dobbiamo interpretare la narrazione evangelica dell’incontro.

Cosa significa infatti questo evento, qual è il suo messaggio? Cosa vuole intendere il passo indietro fatto da Gesù davanti alla Maddalena (la Maria di Magdala dei Vangeli) – la cui iconografia religiosa nasce dalla fusione, operata dai Padri della Chiesa, con quella di Maria di Betania e della peccatrice senza nome dei Vangeli – sottolineato dal gesto della mano che, in alcune opere, raccoglie a sé la veste e in altre indica addirittura alla donna di stargli lontana?

Tiziano, Noli Me Tangere, 1514 circa. Olio su tela, 109×91 cm.
The National Gallery, Londra.

In altre parole, cosa significa ”non toccarmi”, noli me tangere? Di quale “contatto-contagio” ha timore il Redivivo?

Per tentare di comprendere l’opera dobbiamo necessariamente ripercorrere le varie interpretazioni della figura di Maria di Magdala che si sono succedute a partire dagli stessi Vangeli, i quali, tutti, la ricordano come una delle discepole di Cristo, donne che lo seguono nel suo pellegrinare fino all’estremo sacrificio, là dove, inopinatamente tutti i discepoli maschi, gli apostoli, scompaiono dalla scena. Il Cristo, resuscitando, si farà vedere solo da lei. Maria è ai piedi della Croce ed è presente all’atto della sepoltura e alla scoperta successiva del sepolcro vuoto. Insomma, è un personaggio fondamentale per la testimonianza. Già nel corso dei primi secoli, tuttavia, tre figure vengono tra loro confuse: la Maria di Magdala, la Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro, e la peccatrice Maria, che lava i piedi del Cristo con le sue lacrime.

Ogni secolo ha interpretato la Maddalena a suo piacere. Da Giotto in avanti, Masaccio, Luca Signorelli, Tintoretto, Tiziano, Veronese, Savoldo, fino a Canova e Hayez, hanno contribuito a moltiplicare i diversi volti del personaggio, oggetto di diversa accoglienza da parte della Chiesa.

 Giotto, Resurrezione e Noli me tangere, 1303-1305. Affresco, 200×185 cm.
Cappella degli Scrovegni, Padova.
Beato Angelico, Noli me tangere, 1438-1440. Affresco, 177×139 cm. Convento di San Marco, Firenze.

Facendo un veloce riscontro iconografico del suo incontro con Cristo redivivo potremmo muovere proprio da Giotto. Nell’interpretazione di Giotto, nel riquadro della Cappella Scrovegni e in cui è compresa anche la scena della Resurrezione, Cristo possiede un’aria mesta e quasi contrita e le due figure sono incommensurabilmente distanti; nella cappella della Maddalena, in Assisi, Giotto e i collaboratori offrono alla protagonista un ruolo centrale in funzione storiografica; Beato Angelico sembra riproporre, nel convento di San Marco, le stesse posizioni e le stesse espressioni utilizzate da Giotto a Padova; nel dipinto di Correggio, al Prado, il volto di Cristo si fa severo, accompagnando l’espressione con il gesto della mano che indica il cielo; il Bronzino, nel dipinto del Louvre, fa avanzare il Risorto quasi con un passo di danza, entrando quasi in contatto con una Maddalena languidamente protesa. Il cinico Manierismo ha lasciato il suo segno e da questo momento in poi il tema dell’incontro perderà quasi per sempre il suo fascino misterioso. Potremmo aggiungere due rappresentazioni emblematiche, che appartengono ormai all’Ottocento: quella di Canova, una Maddalena penitente, e quella di Hayez, ma si tratta di singola figura decontestualizzata dal suo contesto.

Bronzino, Noli me tangere, 1561. Olio su tela, 291×195 cm.
Musée du Louvre, Parigi.
Correggio, Noli me tangere, 1523-1524 circa. Olio su tela, 130×103 cm. Museo del Prado, Madrid.

A far sparire dall’iconografia artistica l’incontro con il Cristo è la sua estrema problematicità teologica. Per questa ragione l’iconografia dell’incontro tra Cristo e la Maddalena riveste un’importanza particolare. Nella scena raffigurata da Tiziano, non diversamente dagli altri interpreti, ma in modo ancor più accentuato, due azioni si contrappongono: le braccia della donna protese in segno di amore e il ritrarsi subitaneo da parte di Cristo. La spiegazione può essere la seguente.

Il gesto di Maddalena è vano. Non potrà mai comprendere il segreto disegno di Dio che è voluto diventare uomo tra gli uomini. Il desiderio, la nostalgia e la speranza di quel corpo, un tempo idealmente abbracciato, trovano eco in quel gesto di Cristo di raccogliere la veste in un’onda che si avviluppa nel grande nodo del perizoma lasciando quasi scoperta la fisicità carnale dell’inguine. Questa nudità è un particolare realistico che acquista una profonda valenza teologica.

Questo nodo allude al mistero della resurrezione, un problema che intreccia, inesplicabilmente per la nostra ragione, la riconquistata materialità del corpo con la sua spirituale essenza divina. Da ciò l’equivoco terribile e commovente in cui incorre Maddalena: essa ha davanti l’enigma. Cristo, rinascendo in carne e ossa, vuole dimostrare di essere come tutti gli altri uomini, ovvero, come scrive Paolo in una delle Lettere ai Romani (Rm 7, 15), di voler ripercorrere la condizione “quotidiana” del vivere. Ciò che Cristo, nella dotta interpretazione tizianesca, vuole indicarci è dunque il conflitto insanabile tra la tra la vita materiale e quella spirituale. La contrapposizione, sin dalle prime fonti cristiane, non è dunque tra lo spirito e il generico “corpo”, ma tra lo spirito e la carne, cioè la parte debole e poco controllabile dell’essere umano.

Da ciò deriva una sconvolgente rilettura dell’intera esperienza religiosa cristiana, che questo dipinto riaffronta.

Quale dunque il significato corretto delle parole pronunciate da Cristo: “non toccarmi”, o “non trattenermi”? Nel primo caso vorrebbe significare la sua consapevolezza di essersi trasformato in un corpo divino e quindi intoccabile. Nel secondo che è iniziato il faticoso cammino tra gli uomini e che nessuno potrà fermare e impedire. È un cammino enormemente difficile, perché si tratta di riattraversare il mondo con la pulsione della carne che lo spirito dovrà continuamente controllare. La mano che stringe la veste compie dunque un gesto pudico, quel gesto che indica la dolorosa rinuncia ai piaceri carnali che ogni sacerdote soffre nella sua esperienza mondana.

Nella rappresentazione stupendamente paesaggistica di Tiziano la figura di Cristo è addirittura sbilanciata all’indietro, il corpo si piega quasi ad angolo con un moto riflesso, e Maddalena accasciata a terra ha solo la forza di protendere la mano in un’ultima timida e amorosa carezza.

Per approfondire

Bibliografia

  • Vulgata del Vangelo secondo Giovanni 20,17
  • Elettra Stimilli, Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo, Quodlibet, Macerata 2011
  • Ernesto L. Francalanci, Estetica del potere. Figure dell’ordine e del disordine, Mimesis 2014

Link esterni

Il professor Ernesto L. Francalanci è l’autore del corso dell’Arte

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