Artemisia e le altre
Élisabeth Vigée Le Brun: una ritrattista alla corte di Maria Antonietta

Élisabeth Vigée Le Brun: una ritrattista alla corte di Maria Antonietta

Élisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto in un cappello di paglia, 1782.

Una pittrice di successo

Tra i grandi artisti che hanno vissuto tra la fine del XVIII e i primi decenni del XIX secolo, tra il rigore illuminista e i tormenti romantici, senza dubbio c’è Élisabeth Vigée Le Brun; pittrice apprezzata e ricercata in tutta Europa, è stata capace di gestire – in grande autonomia – il proprio successo, in una società ancora dominata dagli uomini. 

Élisabeth Vigée nacque a Parigi nel 1755, figlia di un pastellista e di una parrucchiera; fin da piccola mostrò curiosità per l’arte, così suo padre le insegnò i fondamenti della pittura. Ancora ragazzina, iniziò a dipingere su commissione: in poco tempo, i suoi quadri riscossero successo e iniziarono a essere ricercati, soprattutto tra l’aristocrazia parigina. A soli quindici anni diventò la pittrice di fiducia della Duchessa di Chartres e, qualche anno più tardi, ottenne un prestigioso riconoscimento, venendo ammessa – unica donna – nell’ordine dei pittori dell’Accademia di San Luca.  

Nel 1775 Élisabeth sposò Jean-Baptiste-Pierre Le Brun, pittore sfaccendato e mercante d’arte intraprendente; l’uomo, convinto del talento artistico dalla giovane moglie, la introdusse negli ambienti culturali di Parigi, facendo il possibile per promuoverne la carriera, e assicurare per sé lauti compensi! Il matrimonio, però, fu burrascoso, segnato da molti tradimenti e dallo sperpero di denaro da parte di Le Brun. L’unica nota lieta in questa unione fu la nascita della figlia, Jeanne-Julie-Louise, che sarà spesso ritratta dalla madre.

Alla corte di Maria Antonietta

Nel 1777 Élisabeth Vigée Le Brun conobbe la regina di Francia Maria Antonietta, con la quale instaurò fin da subito una sincera amicizia. La sovrana apprezzava molto il lavoro della pittrice e, nei dieci anni successivi, le commissionò oltre trenta dipinti; uno dei quadri che rappresenta meglio l’intenso legame che unisce le due donne è il Ritratto di Maria Antonietta e i suoi figli (1787) realizzato con l’intenzione di avvicinare la regina, di origine austriaca, al popolo francese.

Tuttavia, l’amicizia con la regina non portò a Élisabeth solo successo e privilegi; la regina, infatti, non era amata dalla gente e dall’aristocrazia francese: i numerosi pettegolezzi che circolavano su di lei finirono per coinvolgere anche la pittrice. Élisabeth Vigée Le Brun fu accusata di avere relazioni extraconiugali e, soprattutto, di non essere davvero lei a eseguire i suoi quadri (le malelingue sospettano che fosse il pittore François-Guillaume Ménageot a realizzare i dipinti, per poi lasciarne il merito alla donna). 

Sempre in quegli anni, Vigée Le Brun fu criticata anche per lo stile dei suoi quadri.

Il Ritratto Maria Antonietta en Gaulle del 1783 suscitò scandalo, in quanto la regina è ritratta con un abito bianco in mussola che ricorda un capo di biancheria intima; ma ciò che davvero, agli occhi dei suoi detrattori, fu ritenuto imperdonabile è che il vestito fosse realizzato con un tessuto inglese e non in seta francese!
Il quadro, in seguito, sarà sostituito da un’altra versione in cui la regina indossa un abito più formale, il Ritratto di Maria Antonietta con la rosa. La reputazione della pittrice, però, ormai era segnata, additata da tutti come una donna immorale e licenziosa.

Un altro dipinto ingiustamente stroncato dalla critica fu l’Autoritratto con la figlia Jeanne-Julie-Louise del 1789; nella tela, madre e figlia sono teneramente abbracciate e Élisabeth sorride mostrando appena i denti, anche se le regole dell’Accademia impongono che le donne siano rappresentate sempre con le labbra chiuse!

Élisabeth Vigée Le Brun, Marie-Antoinette en gaulle, 1783.

Gli anni della Rivoluzione francese e l’esilio

Nell’estate del 1789 scoppiò la Rivoluzione francese (il 14 luglio a Parigi cade la prigione della Bastiglia, simbolo dell’assolutismo e dell’ancien régime). Élisabeth Vigée Le Brun, per sfuggire alla rabbia antinobiliare, decise di lasciare la Francia – e anche il marito –, iniziando così un lungo viaggio, in compagnia della figlia, che la porterà a soggiornare e a lavorare nelle più prestigiose corti europee (Napoli, Roma, Vienna, Londra e San Pietroburgo). Solo diversi anni più tardi, quando al potere c’era Napoleone Bonaparte, Vigée Le Brun farà ritorno in patria, ma non riuscirà più ad abituarsi a un paese ormai profondamente trasformato rispetto a quello in cui aveva vissuto e avuto grande successo.

I Souvenirs di Élisabeth Vigée Le Brun

Oltre a una vasta produzione di ritratti (oltre 600) e di paesaggi (circa 200), Élisabeth Vigée Le Brun ha lasciato i suoi Souvenirs, una raccolta di memorie in cui racconta gli anni lontani dalla Francia; questi diari di viaggio sono pubblicati dall’autrice stessa nel 1835, anche per riabilitare il suo nome e di mettere a tacere, una volta per tutte, le insinuazioni che volevano che non fosse lei la vera autrice dei suoi dipinti. 

Spunti didattici

Interrogare una fonte “non artistica”

Si può stimolare un dialogo in classe attraverso domande che diano la possibilità di approfondire la storia persona e artistica dell’autrice. Un esempio: che cosa scrive Élisabeth Vigée Le Brun nei suoi Souvenirs?
Gli alunni potranno leggere una pagina in cui la pittrice parla della sua professione, dei suoi viaggi oppure dei suoi affetti.

Autoritratti a confronto

Si può allenare l’osservazione degli alunni attraverso un confronto fra gli autoritratti di Vigée Le Brun e altri self-portrait realizzati da altre celebri artiste (ad esempio Artemisia Gentileschi, Berthe Morisot, Frida Khalo, Vivian Maier…), individuandone analogie e differenze.

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