Artemisia e le altre
Rosa Bonheur: la pittrice degli animali

Rosa Bonheur: la pittrice degli animali

Georges Achille-Fould, Rosa Bonheur nel suo atelier, 1893.

Nel XIX secolo la pittura europea era ancora dominata dagli uomini e per le donne era difficile affermarsi come artiste professioniste. In quel difficile contesto, si distinse Rosa Bonheur (Bordeaux, 1822 – Thomery, 1899), che si affermò come una delle pittrici più celebri del suo tempo, non solo in Francia, ma anche in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America. La sua fama fu legata in particolare alla pittura animalier, un genere di rappresentazioni che ha come protagonisti gli animali.

Marie-Rosalie Bonheur crebbe in una famiglia di artisti; il padre Raymond, anch’egli pittore, fu il suo primo maestro. Fin da bambina, Rosa mostrò una grande passione per gli animali, passando molto tempo a disegnarli. Trascorse la gioventù in campagna, considerata da tutti alla stregua di un ragazzino poiché condivideva interessi e passioni cari ai bambini.

Questa nomea l’accompagnò per tutta la vita e lei non cercò mai di smentirla, anzi la esibì con orgoglio, portando i capelli corti e fumando in pubblico dei sigari!

Omossessuale dichiarata, Rosa Bonheur ebbe due grandi amori: Nathalie Micas, compagna di una vita, e la pittrice statunitense Anna Klumpke, che le stette accanto fino alla morte e ne divenne l’erede universale. La sua vita anticonformista non suscitò grandi scandali; tuttavia, per frequentare le fiere di bestiame dovette ottenere dalla Prefettura di Parigi un’autorizzazione per indossare abiti maschili, in particolare i pantaloni.

Nel 1865 divenne la prima donna artista a ricevere, direttamente dall’Imperatrice Eugenia, uno dei più prestigiosi riconoscimenti della Francia, la Legion d’onore.

I buoi: forza e lavoro

Rosa Bonheur desiderava cogliere i movimenti e il carattere degli animali che ritraeva; per questo studiava attentamente le diverse razze, osservava le bestie nelle campagne e, quando era necessario, frequentava anche luoghi come gli allevamenti e i macelli. L’attenzione scientifica si unisce in lei, però, alla sensibilità artistica: gli animali per lei non sono semplici elementi del paesaggio, ma diventano veri protagonisti della scena.

Rosa Bonheur, Aratura nel Nivernais, 1984.

Uno dei soggetti più ricorrenti nelle sue tele sono i bovini. Un’opera molto famosa è Aratura nel Nivernais, dipinta nel 1849 e conservata oggi al Musée d’Orsay di Parigi. Il quadro mostra uno spaccato di lavoro agricolo: una serie di buoi tira l’aratro attraverso i campi. Bonheur rappresenta con grande realismo i corpi degli animali, mettendo in evidenza la loro massa, i muscoli, le striature del pelo e la posizione delle zampe.

A prima vista potrebbe sembrare una semplice scena della vita contadina, ma la composizione dà agli animali un’importanza nuova: i buoi occupano gran parte dello spazio e attirano immediatamente lo sguardo dell’osservatore, mentre gli uomini hanno un ruolo secondario. In questo modo, la pittrice ha trasformato un’attività quotidiana in una celebrazione della forza e della dignità degli animali.

I leoni: la forza selvaggia

Accanto agli animali domestici e da lavoro, Rosa Bonheur rappresentò anche alcuni animali selvatici, soprattutto cervi, scimmie e grandi felini. Tra questi vi sono i leoni, che le permettevano di esplorare un tipo diverso di forza: non più quella dell’animale che lavora insieme all’uomo, ma quella libera e imprevedibile della fiera.

Nei dipinti e negli studi dedicati ai leoni – come Il re della foresta del 1878 e le numerose raffigurazioni di leonesse – gli animali appaiono maestosi, potenti, solenni.  Se nei quadri agricoli, i buoi sono inseriti in un ambiente costruito e organizzato dall’uomo, nelle tele ispirate alle fiere prevale, invece, l’idea della natura selvaggia. 

Importante, in ogni soggetto animalier, è il ruolo dello sguardo. Secondo la concezione di Bonheur, negli occhi degli animali si poteva percepire qualcosa della loro individualità. Per questo i suoi animali sembrano osservare chi guarda il quadro, creando così un rapporto diretto tra spettatore e animale: non vediamo più soltanto un esemplare di una specie, ma un individuo dotato di una propria presenza, di un’anima.

Un’artista moderna e indipendente

La sua passione per gli animali influenzò anche il modo di vivere di Rosa Bonheur. Nel 1859 si trasferì al castello di By, vicino alla foresta di Fontainebleau, dove fece costruire un grande atelier. Qui viveva circondata dagli animali e poteva studiarli quotidianamente. Il suo studio divenne un vero e proprio laboratorio di osservazione: disegni, schizzi e studi anatomici costituivano il materiale da cui nascevano le grandi composizioni.

La sua pittura invita, dunque, a osservare gli animali con uno sguardo diverso: non come semplici elementi del mondo naturale, ma come esseri viventi con cui condividiamo lo stesso ambiente. È proprio questa attenzione, insieme alla sua straordinaria indipendenza, che ha reso Rosa Bonheur una figura unica nella storia dell’arte del XIX secolo.

Spunti didattici

Confrontare: proporre agli studenti di confrontare Aratura nel Nivernais con un dipinto di Rosa Bonheur che rappresenta un leone, cercando almeno tre differenze e una somiglianza nel modo in cui l’artista rappresenta gli animali.


Un ritratto… da animale

Rosa Bonheur osservava gli animali per rappresentarne il corpo, i movimenti e la personalità. Provate a far fare lo stesso ai vostri alunni, iniziando l’attività con una provocazione: possiamo davvero conoscere il carattere di un animale osservandolo, oppure quando lo rappresentiamo attribuiamo inevitabilmente qualcosa di noi stessi?

Fase 1 – Osservare

Scegliere un animale, domestico o selvatico, e osservare fotografie, video oppure un animale reale, prendendo nota di: forma e proporzioni del corpo; posizione delle zampe e del corpo; forma degli occhi e dello sguardo; caratteristiche del pelo, delle piume o della pelle; atteggiamento e movimento; ambiente in cui vive.

Fase 2 – Disegnare

Realizzare un ritratto realistico dell’animale, cercando di riprodurre con precisione almeno cinque dettagli osservati. Non è necessario rappresentare tutto il corpo: ci si può concentrare anche soltanto sulla testa e sullo sguardo, proprio come in un vero ritratto.

Fase 3 – Raccontare

Completare il lavoro con un breve testo di 5-6 righe: “Il mio animale è…” Descriverne il carattere: è forte, timido, curioso, aggressivo, tranquillo, elegante, impaurito? Spiegare quali elementi del disegno permettono a chi lo guarda di intuire questo carattere.

Altri articoli da “Artemisia e le altre”

Artemisia e le altre Élisabeth Vigée Le Brun: una ritrattista alla corte di Maria Antonietta
Artemisia e le altre Edmonia Lewis. La prima scultrice afroamericana
Artemisia e le altre Rosalba Carriera e Giulia Lama: due pittrici nella Venezia del Settecento
Artemisia e le altre Jeanne Hébuterne: compagna e musa di Modigliani “fino all’estremo sacrificio”
Artemisia e le altre Marie-Guillemine Benoist. Un ritratto “rivoluzionario”
Artemisia e le altre Fede Galizia e Clara Peeters: Nature morte "vivissime"