La fotografia, suo malgrado

La fotografia, suo malgrado

Hiroshi Sugimoto, Mar Mediterraneo, 1990

La fotografia più aiutarci a vedere la realtà? E quali sono i limiti e le potenzialità di un’immagine fotografica?

Ernesto Francalanci ci parla del ruolo della fotografia oggi, sospesa tra pensiero, arte e memoria, tra documento e testimonianza, tra concetto e monumento, in questo intenso intervento tenuto alla presentazione del catalogo della Galleria veneziana Ikona il 21 gennaio scorso. 

La storica Galleria, che si trova, non casualmente, tra Gheto Novo e Gheto Novissimo, «sembra testimoniare ancora oggi l’implacabile continuità del male e la persistenza dell’odio», ci dice Francalanci. E proprio da questo angolo la sua direttrice, l’artista Živa Kraus, è rimasta a vegliare, a testimoniare, e a resistere come l’angelo benjaminiano. Bisogna combattere il “platonismo triviale” dell’immagine che non consente di accedere alla conoscenza, come ci insegna Didi Huberman, per ritrovare la realtà dell’immagine. E questo è stata la ricerca di Živa: mettere in mostra immagini a salvaguardia della storia, dell’arte e della conoscenza.

Tutte le immagini esposte in questa Galleria, e vi hanno trovato spazio le immagini dei maggiori rappresentanti della fotografia contemporanea da Gabriele Basilico a Barbara Morgan, da Helmut Newton a Ferdinando Scianna, sono state scelte per la loro capacità di farsi rappresentazione e narrazione, e «hanno superato il tempo dell’esposizione, diventando lo strumento pedagogico per ripensare e ricostruire e reinventare la nostra storia».

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