L’arte rupestre della Valcamonica: conoscere i “pitoti”

L’arte rupestre della Valcamonica: conoscere i “pitoti”

Scene di caccia al cervo, Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri, Capo di Ponte.

Note da sempre localmente come “i pitoti”, ovvero i pupazzi, le figure dell’arte rupestre della Valcamonica sono state “scoperte” solo in tempi recenti: nel 1914, segnalate da Gualtiero Laeng sulla Guida d’Italia del Touring Club Italiano, con riferimento, inizialmente, ai soli Massi di Cemmo. In seguito, le scoperte si sono allargate comprendendo le figure della media Valcamonica e della zona di Capo di Ponte. Nel 1955 è stato istituito il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, entrato nel 1979 nella lista dei Patrimoni Unesco.

L’arte rupestre camuna è una delle più estese concentrazioni di arte rupestre post-paleolitica al mondo e la maggiore in Europa. Le figure incise si sviluppano con una continuità temporale incredibilmente lunga, che inizia con le poche immagini realizzate dagli ultimi cacciatori paleolitici (VII-V millennio a.C.) e attraversa le fasi storiche seguenti, anche se con alcune interruzioni, dal Neolitico (V-IV millennio a.C.) all’età storica (medioevo, XIII-XVI secolo). C’è però un preciso periodo in cui l’attività incisoria è stata più proficua: l’80% circa delle figure camune infatti data al I millennio a.C., ovvero all’Età del Ferro, e si sviluppa in parallelo alle più note culture di Etruschi, Celti, Greci.

Una veduta del Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, località di Capo di Ponte.

La tecnica utilizzata non varia in questo lungo arco di tempo, ed è per la maggior parte dei casi la picchiettatura diretta sull’arenaria con uno strumento in pietra (talvolta anche in metallo) e, meno frequentemente, il graffito a linee più o meno sottili.

Le figure rappresentano svariati soggetti: simboli astratti, armi, animali, figure umane più o meno stilizzate o dettagliate, rappresentate singolarmente o raggruppate in scene, sovrapposte l’una all’altra.

Diversi sono anche i significati attribuiti ai singoli segni o figure: talvolta si può parlare di rappresentazione di scene rituali, ad esempio iniziatiche, ovvero che segnano momenti particolari di passaggio nella vita di un individuo in una società (nascita, passaggio all’età adulta, morte ecc.), oppure propiziatorie per la caccia, l’agricoltura o la guerra; o ancora si può trattare di scene evocative con riferimenti a divinità, identificate con antenati/eroi o con la sfera funeraria.

Come datare questo enorme numero di figure? Il metodo più immediato è quello delle sovrapposizioni. Spesso le figure sono incise sulle stesse rocce e si sovrappongono l’una all’altra: è quindi possibile stabilire che l’ultima figura incisa che si sovrappone alle altre è quella più recente. Per poter collocare poi queste raffigurazioni nel tempo si usa il confronto tra gli oggetti rappresentati e quelli reali rinvenuti in contesti archeologici databili. Un esempio, restando in terra bresciana, lo possiamo fare citando i pugnali a lama triangolare rappresentati sui Massi di Cemmo che ritroviamo deposti come corredo nelle tombe databili all’Età del Rame (IV-III millennio a.C.) trovate a Remedello nella bassa bresciana (oggi conservati in gran parte al Museo Archeologico di Reggio Emilia e in parte nel Museo di Scienze Naturali di Brescia).

Roccia 1:  Figure di telai, Età del ferro/bronzo.
Parco nazionale delle Incisioni rupestri, Capo di Ponte.

I parchi della Valcamonica

I parchi archeologici nei quali è possibile vedere e conoscere le rocce incise della Valcamonica sono oggi principalmente otto e racchiudono ovviamente una parte non la totalità del patrimonio di arte rupestre della Valcamonica. In essi è però possibile mediante percorsi attrezzati, pannelli esplicativi e ricostruzioni, capire quanto si vede sulle rocce.

  • Parco di interesse sovra comunale del Lago Moro (che comprende l’area di Luine-Crape-Simoni e dei Corni Freschi)
  • Parco archeologico di Asinino-Anvoia
  • Riserva naturale incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo
  • Parco dei Massi di Cemmo
  • Parco nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane
  • Parco archeologico comunale di Seradina-Bedolina
  • Parco archeologico minerario di Sellero
  • Percorso pluritematico del Coren delle Fate

Insieme ai Parchi oggi è imprescindibile la visita al MUPRE, Museo Nazionale della Preistoria di Capo di Ponte, dove sono conservate la maggior parte dei massi-statue stele dell’Età del Rame, nonché le testimonianze materiali rinvenute negli scavi archeologici in Valcamonica nel corso del secolo scorso.    

La storia delle incisioni

Roccia 50: figure umane realizzate in modo schematico, nella posizione detta dell’orante, cioè con hanno braccia rivolte verso l’alto.
Parco nazionale delle Incisioni rupestri, Capo di Ponte.

Per orientarci meglio tra le numerose immagini scolpite sulle rocce della Valcamonica cerchiamo di percorrere insieme le fasi storiche e le principali tematiche dell’arte rupestre camuna.

Le figure più antiche nel comprensorio delle incisioni camune risalgono alla fine delle glaciazioni, quando il grande ghiacciaio che ha formato la Valcamonica inizia a ritirarsi. Non per nulla troviamo queste figure, per lo più grandi animali, nella zona di Darfo/Boario (Parco di Luine), zona che per prima si liberò dalle masse glaciali e vide la frequentazione di uomini dediti all’economia di caccia-raccolta.

Quando gli abitanti della Valcamonica divennero stanziali e passarono a coltivare la terra e ad allevare gli animali (siamo nel Neolitico, tra il V e il IV millennio a.C.) cominciarono a incidere sulle rocce la figura umana: si tratta di figure schematiche dette oranti perché nella essenziale caratterizzazione geometrica del corpo umano a linee squadrate le braccia sono rivolte verso l’alto in un atto comunemente interpretato come invocazione del divino.

Insieme alla figura umana schematica l’uomo del Neolitico e della successiva fase dell’Età del Rame (fine IV-III millennio a.C.) rappresenta lo spazio disegnando quelle che vengono chiamate “mappe topografiche”, ovvero moduli geometrici come rettangoli, ovali, allineamenti di coppelle (piccoli elementi tondi) e linee ripetuti in modo da comporre vere e proprie “mappe”. Durante l’Età del Rame troviamo rappresentati, oltre alla figura umana schematica e alle mappe topografiche, anche animali, armi, ed elementi astratti come il sole, i pendagli a spirale, i rettangoli frangiati ecc. Si tratta dell’emergere di una forma di culto di cui le pietre incise sono espressione e rappresentazione visibile, nonché la prova di una società che si fa più complessa e gerarchizzata a causa dei fondamentali mutamenti dell’epoca: si afferma una metallurgia evoluta (testimoniata dalle rappresentazioni di armi), si sviluppa la potenzialità della ruota e dell’aratro (scene di aratura), si scoprono i prodotti secondari dell’allevamento, si diffondono grazie agli scambi commerciali saperi e nuove conoscenze. Le pietre incise, infisse nel terreno e allineate o disposte in circolo, sono parte di rituali di culto di cui i recenti scavi nell’area di Cemmo o dell’altopiano di Ossim-Borno sono prova tangibile.

Segue l’Età del Bronzo che copre tutto il II millennio a.C.: tra le figure attribuibili a questa fase troviamo raggruppamenti di armi, quasi rappresentassero ripostigli o depositi votivi (come attestano le coeve usanze di nascondere armi o deporle in luoghi sacri come le acque di un fiume o di un lago).

Roccia 35: capanne camune di età che vanno parzialmente a sovrapporsi a scene di caccia al cervo, Età del ferro. Parco nazionale delle Incisioni rupestri, Capo di Ponte.
Roccia 35: figura di animale.
Parco nazionale delle Incisioni rupestri, Capo di Ponte.

Ma è con l’Età del Ferro (I millennio a.C.) che le rocce della Valcamonica si popolano di centinaia di nuove figure, di nuovi temi e soggetti. Emergono in questa fase caratteri tipici del popolo tradizionalmente noto col nome di Camunni, citato dal Tropa eum Alpium di La Turbie, in Francia, imponente monumento con cui l’imperatore romano Augusto celebra le vittorie romane sui popoli alpini. L’archeologia ci dice che i Camunni usavano un tipo di abitazione caratteristico (la cosiddetta casa di tipo alpino, molto simile alle nostre baite tradizionali), si servivano di ceramiche dalle forme particolari (soprattutto i boccali), utilizzavano un alfabeto di origine nord-etrusca detto “camuno o di Sondrio” e si esprimevano con un’arte figurativa che sfruttava le rocce levigate dai ghiacciai incidendone la superficie.

Nel corso del I millennio a.C. il loro linguaggio diviene più naturalistico e descrittivo, abbandonando il rigido schematismo, segno dell’influenza del mondo etrusco (già in possesso di un’arte figurativa di tipo narrativo) che proprio in questo periodo va espandendo la propria rete commerciale.  Caratteristica di questa fase incisoria è l’emergere prepotente della figura del guerriero (schierato o in duello).

Roccia 23: raffigurazione di carro tirato da cavalli (Età del Ferro) posta al centro della superficie. Parco nazionale delle Incisioni rupestri, Capo di Ponte.
Roccia 12: scene di combattimento.
Parco nazionale delle Incisioni rupestri, Capo di Ponte.

L’uomo in armi diventa nel VIII-VII secolo a.C. colui che si distingue all’interno delle comunità dei popoli italici, come attestano i corredi tombali coevi dove le armi compaiono a distinguere il capo. I guerrieri sono armati comunemente di spada, lancia o ascia nella mano destra, e scudo nella mano sinistra, raffigurato frontalmente o di profilo. Talvolta i guerrieri portano l’elmo, triangolare o conico nelle figure della prima età del Ferro (VIII-VII secolo a.C.), poi con il classico pennacchio in crini di cavallo (lophos) e segue la moda che gli etruschi importano dalla Grecia nel VII sec a.C.

Ancora, le scene raffiguranti cavalieri possono essere messe in parallelo con la contemporanea comparsa (VIII secolo) di prove sicure dell’arte della cavalcatura in Italia (risale a questo periodo la presenza di morsi di cavallo nei corredi tombali). I cavalieri compaiono spesso nelle scene di caccia: accanto al cacciatore a cavallo (armato di lancia o più raramente di arco) compare il cane, con la coda a ricciolo che lo contraddistingue, e la preda è sempre il cervo maschio. Cavalli, cani e cervi compaiono associati nelle scene di caccia. Ma cervi e cani possono essere raffigurati anche da soli, gli uni braccati dagli altri. I cavalli a loro volta, li troviamo cavalcati, in scene di caccia, ma anche in scene di aratura, dove compaiono per la prima volta al posto dei buoi nel traino all’aratro.

Altri animali compaiono sulle rocce incise: sono gli uccelli acquatici e i serpenti. I primi sono riconoscibili dai lunghi colli e la coda piumata, e hanno probabilmente un significato simbolico: sono gli animali che trasportano le anime dei defunti.

Non mancano altre figure di difficile interpretazione: le figure incomplete, dette busti di oranti, forse spiriti che emergono dalla terra; impronte di piedi, forse testimonianze di un rituale di passaggio dall’adolescenza all’età adulta; figure di labirinto, tema che si diffonde nell’Italia settentrionale attraverso gli etruschi tra VII e VI sec. a.C. e che allude probabilmente al gioco del ludus Troiae, gioco guerresco descritto da Virgilio nel VI libro dell’Eneide, che si svolgeva a cavallo o a piedi attraverso percorsi tortuosi; le palette che, già presenti nel repertorio figurativo dell’età del Bronzo, ricompaiono nell’età del Ferro accanto ai guerrieri. Difficile la loro interpretazione: le palette sembrano legate al mondo femminile, in alcuni casi associate a telai e richiamo l’attività di cura del fuoco propria della donna.  Ancora figure simboliche sono le cosiddette rose camune, motivi a svastica di origine antichissima, che dalla Mesopotamia arrivano in Italia nell’età del Ferro, e attraverso il mondo etrusco giungono anche in Valcamonica. Spesso le troviamo accanto ai guerrieri, forse come segno portafortuna.

Rosa Camuna, Età del Ferro.
Riserva naturale incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo.
Roccia 1: figure di cervo e di paletta.
Parco nazionale delle incisioni rupestri, Capo di Ponte.

Le figure rappresentate cambiano stile nel corso del I millennio a.C. e mostrano via via elementi di maggiore naturalismo e i temi delle raffigurazioni si fanno più vari, fino a che le invasioni celtiche del IV secolo a.C. prima e l’affermazione del controllo romano poi, determinarono la progressiva riduzione (ma non scomparsa!) della pratica incisoria sulle rocce camune.

La ripresa della pratica di incidere le rocce, seppure con temi e motivazioni diverse si registrerà anche in età medievale: chiavi, croci, date e altri simboli di tradizione cristiana sostituiranno le tematiche rappresentate, mentre la tecnica resterà quella della picchiettatura e del graffito.          

Se ancora non siamo giunti a poter dire di conoscere tutto il patrimonio dell’arte rupestre della Valcamonica e nemmeno di averne appreso appieno il significato, le migliaia di figure incise sulle lisce lavagne di arenaria violacea della Valcamonica continuano ad attirare visitatori da tutto il mondo, incuriositi dall’incredibile possibilità che esse ci danno di conoscere il pensiero dei nostri antenati fissato per immagini sulle rocce ormai da centinaia di anni.

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