L’arte ci salverà? Peripezie dell’anima nell’arte moderna e contemporanea

L’arte ci salverà? Peripezie dell’anima nell’arte moderna e contemporanea

Ron Mueck, Man in a boat, 2000-2002

Lo sguardo imbronciato, le braccia conserte, come a non voler decidere né di remare né di scendere dalla piccola scialuppa di salvataggio sospesa a mezz’aria, sono i tratti distintivi del personaggio creato dallo scultore australiano Ron Mueck, noto per le sue opere iperrealiste che ingigantiscono o rimpiccioliscono uomini e donne contemporanei, affidando loro messaggi eterni: la meditazione sullo scorrere del tempo, la ricerca della spiritualità, la paura della malattia e della morte, l’amore e la solitudine, la violenza e la lotta. L’uomo nella barca potrebbe essere tutti noi, quando pensierosi e assorti sul nostro futuro, dobbiamo trovare il coraggio e decidere da che parte andare.

L’immagine della Malinconia, metafora del tempo che scorre, del pensiero prima dell’azione, della preoccupazione dell’artista e dell’uomo di trovare un senso e dare una forma alla propria vita e ai propri desideri, torna frequentemente nell’arte, anche contemporanea: basti osservare come la posa e lo sguardo della meditabonda figura alata protagonista del capolavoro di Albrecht Dürer,  la Melencolia I, sono rievocati nel  grande gigante nudo, accovacciato in un angolo, con gli occhi pensierosi, di struggente fragilità, realizzato secoli dopo da Ron Mueck. Si ricordi anche l’uomo con la lunga barba, pensieroso e come distaccato dal contesto tempestoso della Zattera della Medusa di Géricault, di cui abbiamo parlato nel post precedente.

Ron Mueck, Untitled (Big man), 2000,  
203,8 x 120,7 x 204,5 cm
Albrecht Dürer, Melencolia I, 1514, 23,9 x 28,9 cm,
Metropolitan Museum of Art, New York (pubblico dominio)

Melancholia si intitola anche uno dei Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, artista tedesco noto per le sue opere di profonda poesia che hanno saputo rileggere la cultura del suo paese, rinnovandone i grandi temi con espliciti riferimenti all’Umanesimo, al Romanticismo e al Simbolismo. Queste grandi torri sono state appositamente realizzate dall’artista come progetto site-specific per lo spazio di Pirelli HangarBicocca, con la cui inaugurazione ha aperto nel 2004. L’opera rappresenta per l’artista tedesco quel che resta, e resiste, della nostra civiltà occidentale: fatti di pezzi di cemento armato, di materiali industriali di scarto, di quadri ancora da dipingere, di parole al neon, di ferri ritorti, i Sette Palazzi Celesti dal 2015 sono messi in dialogo con cinque grandi tele polimateriche appositamente create dall’artista per questo enorme spazio espositivo.

Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti 2004-2015,
Courtesy Pirelli HangarBicocca
Foto Agostino Osio

Tra queste nuove opere, spicca la Deutsche Heilslinie del 2012-2013. Si tratta di un dipinto colossale che rappresenta un uomo visto di spalle: un viandante, ci viene da dire, che pare essere parente del suo bisnonno altrettanto tedesco, dipinto da Caspar David Friedrich esattamente centouno anni fa. Se traduciamo il titolo dell’opera, La linea della salvezza tedesca, scopriamo il significato che Kiefer affida al suo personaggio che contempla un vasto campo sul quale si staglia un arcobaleno lungo il quale si dispongono i nomi dei grandi pensatori tedeschi, dall’Illuminismo al Novecento. L’opera è allora un invito a riscoprire il valore della cultura storica del proprio Paese: solo così è possibile costruire un presente migliore, che si ispira ai grandi valori di ogni tempo.


Anselm Kiefer, Deutsche Heislinie, 2012-2013, 380 x 1100 cm,
Courtesy Pirelli HangarBicocca – Foto Agostino Osio

Il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich guarda invece la tempesta delle onde e del vento che incombe ai suoi piedi. Forse si è salvato, e senza timore contempla questa sublime visione.

Caspar David Friedrich,
Viandante sul mare di nebbia, 1818, 95 x 75 cm,
Hamburger Kunsthalle (pubblico dominio)

Diversamente invece ci chiede di contemplare una metafisica barca nera, sospesa sopra le nostre teste, Claudio Parmiggiani, tra i più poetici artisti del nostro tempo. Le sue opere, spesso realizzate con l’impalpabile fuliggine e chiamate per questo Sculture d’ombra, sono metafore dello scorrere del tempo e della memoria.

La grande nave che incombe nello spazio espositivo della Collezione Maramotti di Reggio Emilia pare attendere che saliamo su di essa, a intraprendere un nuovo viaggio in compagnia di tre quadri, neri, che assieme a noi trasporterà in un nuovo tragitto: un viaggio che possiamo solo immaginare, vivendo giorno per giorno le coperte e le sorprese che troveremo lungo il cammino.

Quei tre grandi quadri, ancora senza immagini, stanno forse aspettando le nostre avventure: tra peripezie e odissee, malinconia e speranza.

Claudio Parmiggiani, Caspar David Friedrich, 1989, tele nere monocrome, barca, 410 x 750 x 90 cm,
Courtesy Collezione Maramotti, Reggio Emilia
© Claudio Parmiggiani – Photo Dario Lasagni

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