Architettura Liberty in Italia

Architettura Liberty in Italia

Casa Galimberti, 1905, Milano. Architetto Giovanni Battista Bossi –
Foto di M. Sacerdoti, wikimedia.org/w/index.php?curid=10726591

L’architettura Liberty, o Art Nouveau, si sviluppa in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando molte città stavano cambiando grazie alla diffusione dell’industria e alla crescita della nuova borghesia. Nei maggiori centri urbani in cui sorgono questi quartieri moderni, costruiti per famiglie benestanti, il Liberty diventa il modo per far vedere che il Paese vuole essere attuale e “al passo con l’Europa”. Non è solo uno stile “decorativo”: l’idea è che arredi e dettagli dell’edificio (come ringhiere, lampade, vetrate e maniglie) facciano parte di un unico progetto, pensato con grande coerenza.

Caratteri stilistici del Liberty

Questo stile si riconosce subito per le linee morbide e sinuose, che ricordano le onde o i tralci delle piante, e per l’amore verso la natura: fiori, foglie, rami, ma anche figure femminili e animali diventano motivi ricorrenti nelle facciate e negli interni.
A differenza dell’architettura ottocentesca, più rigida e simmetrica, gli edifici Liberty cercano movimento e originalità: compaiono balconi sporgenti, finestre particolari come i bovindi (dall’inglese bow-window), torrette, logge e decorazioni molto ricche. Un ruolo importante lo hanno anche i materiali “moderni” dell’epoca, come ferro e vetro, che permettono grandi aperture, pensiline e serre, e in alcuni casi il cemento armato, che offre più libertà nelle forme.

Le città del Liberty

In Italia il Liberty ha diversi centri importanti. Torino è tra le città simbolo, anche grazie all’Esposizione del 1902 che contribuì a diffondere il gusto moderno.

Manifesto per la prima esposizione internazionale di Torino, Leonardo Bistolfi, wikimedia.org/w/index.php?curid=73457576

A Torino troviamo edifici importanti, riccamente decorati con elementi vegetali come la Casa Fenoglio Lafleur, progettata dall’ingegner Fenoglio per sé e la sua famiglia fin nei minimi dettagli.

Casa Fenoglio-Lafleur, 1903, Torino.  Progetto dell’ingegnere Pietro Fenoglio – Foto di E. Cabianca, wikimedia.org/w/index.php?curid=38015764

Palermo è un altro luogo fondamentale per la diffusione dello stile Liberty, che qui si mescola a richiami “romantici” medievali (torrette, guglie e pinnacoli) e a un gusto elegante e internazionale; tra le opere più note c’è il Villino Florio.

Villino Florio all’Olivuzza, 1902, Palermo – Foto di Dedda71, wikimedia.org/w/index.php?curid=4196899

Anche Milano, Genova, Roma, Napoli e Catania conservano molti edifici Liberty: palazzi borghesi, villini con giardino e, in alcune città, persino capolavori legati alla vita moderna e al tempo libero, come scuole, alberghi e stabilimenti termali.

La società del tempo

Il Liberty racconta anche un cambiamento sociale: è lo stile della borghesia che vuole prendere le distanze dal passato e dalle antiche dimore aristocratiche, scegliendo un’architettura più fantasiosa e raffinata. In un certo senso, prepara il terreno a idee nuove del Novecento, perché si occupa del progetto “in modo totale”, unendo architettura e arti decorative, e sperimentando forme e materiali.

Gli architetti più importanti del Liberty

Tra gli architetti italiani più rappresentativi spicca Ernesto Basile, attivo soprattutto a Palermo: nelle sue opere il Liberty si unisce spesso a richiami medievali o barocchi, creando edifici ricchi di dettagli e molto scenografici.
A Torino, come abbiamo visto, è fondamentale l’ingegnere Pietro Fenoglio, che interpreta il Liberty con grande eleganza e con un uso raffinato di linee curve, vetrate e decorazioni floreali. 

A Milano, un nome centrale è Giuseppe Sommaruga, autore di palazzi monumentali e moderni, pensati per una borghesia che voleva imporsi anche attraverso l’architettura. Accanto a loro, in molte opere Liberty lavorano anche artisti e decoratori: per esempio Galileo Chini, celebre per i suoi interni ricchissimi e “esotici”, fatti di colori, maioliche e immagini ispirate all’Oriente, e Duilio Cambellotti, famoso per disegni e vetrate in cui ricorrono simboli e figure stilizzate (come nel tema delle civette). In questo periodo, quindi, il Liberty non è mai solo “architettura”: è un lavoro di squadra tra progettisti, pittori, scultori, artigiani e laboratori specializzati, che trasformano gli edifici in vere opere d’arte.

1. Casa Fenoglio-Lafleur, Torino

Nel 1902 l’ingegnere Pietro Fenoglio (1865-1927) progettò questo edificio in un periodo in cui lo stile Art Nouveau (in Italia chiamato spesso Liberty) era molto di moda. Proprio in quell’anno, infatti, a Torino si svolse una grande esposizione dedicata all’arte moderna e decorativa, con padiglioni costruiti lungo il fiume al Valentino.
All’inizio la palazzina era pensata come casa e studio dello stesso Fenoglio (un’idea comune soprattutto in Francia). Questo gli permise di esprimere liberamente la sua creatività, quasi come se volesse realizzare un “manifesto” per mostrare il suo stile. Però, quando i lavori finirono, l’edificio fu venduto ad altri proprietari, gli imprenditori La Fleur.

La struttura dell’edificio resta abbastanza tradizionale, ma le decorazioni sono molto moderne per l’epoca: si ispirano a fiori e piante, con linee morbide e sinuose. Un elemento molto importante è la torre d’angolo, dove si uniscono le due parti principali della costruzione.

Sull’angolo con il bow-window (una finestra sporgente) ci sono grandi vetrate colorate, divise da linee ondulate eleganti. Sopra, c’è una sorta di piccola copertura decorativa che ricorda le famose pensiline della metropolitana di Parigi progettate dall’architetto Hector Guimard.

2. Palazzo Castiglioni, Milano

Palazzo Castiglioni fu costruito a Milano tra il 1901 e il 1904. Il progetto è dell’architetto Giuseppe Sommaruga e fu commissionato dall’imprenditore Ermenegildo Castiglioni. Castiglioni voleva un edificio che si notasse e fosse diverso dagli altri palazzi della zona, che erano soprattutto antiche dimore settecentesche in stile neoclassico, legate alla vecchia aristocrazia. La nuova classe dirigente, invece, voleva mostrarsi moderna anche nell’architettura.

Prima di iniziare il progetto, Sommaruga viaggiò con il suo committente in Francia e Inghilterra per conoscere le nuove tendenze. Durante questi viaggi rimasero colpiti in particolare dalle opere dell’architetto francese Hector Guimard, uno dei più importanti rappresentanti dell’Art Nouveau.

Per costruire il palazzo, Sommaruga lavorò con un gruppo di artisti e artigiani, che realizzarono una facciata molto ricca e decorata. All’ingresso c’erano anche due grandi statue femminili, scolpite da Ernesto Bazzaro. Rappresentavano la Pace e l’Industria, ma furono considerate “scandalose” perché erano nude. Per questo vennero tolte e spostate sul lato di Villa Romeo Faccanoni (oggi Clinica Columbus).

Oggi è difficile capire com’era organizzato l’interno in origine, perché negli anni Settanta furono fatti lavori che cambiarono molto gli spazi e eliminarono anche gli arredi progettati da Eugenio Quarti. Attualmente Palazzo Castiglioni è la sede dell’Unione Commercianti di Milano.

Palazzo Castiglioni, 1904, Milano – Foto di Melancholia~itwiki, wikimedia.org/w/index.php?curid=53865843

3. Terme di Salsomaggiore

Il palazzo si trova nel centro di Salsomaggiore Terme ed è uno dei simboli più importanti della città. Fu progettato dagli architetti toscani Ugo Giusti e Giulio Bernardini e inaugurato il 27 maggio 1923.

Le decorazioni interne ed esterne furono curate dal pittore e decoratore fiorentino Galileo Chini (1873-1956), famoso anche all’estero. Chini inserì molte idee prese dall’arte orientale (cinese, islamica e indù), che aveva conosciuto grazie ai suoi viaggi e alle sue esperienze in Oriente.

Nell’edificio si vedono gruppi di tre odalische (figure femminili ispirate ai racconti e alle immagini dell’Oriente), rappresentate con pose eleganti e un po’ provocanti. Ci sono anche soffitti dipinti con motivi che ricordano la coda di pavone. Colonne, capitelli e basi richiamano l’India del XIX secolo e i templi costruiti in montagna. Altre decorazioni, come chimere, figure fantastiche e bassorilievi, fanno pensare invece all’antico mondo assiro.

Dentro, un grande scalone di marmo porta al primo piano. Qui si può vedere un bellissimo dittico dipinto da Chini, che rappresenta l’autunno e la primavera, le stagioni in cui tradizionalmente si facevano le cure termali. Le Terme furono dedicate a Lorenzo Berzieri, un medico che per primo studiò e sperimentò i benefici delle acque termali di Salsomaggiore. Oggi l’edificio ospita un centro benessere moderno ed elegante.

Terme di Salsomaggiore, 1923, Salsomaggiore Terme – Foto di Sailko, wikimedia.org/w/index.php?curid=79182692
Terme di Salsomaggiore, 1923, Salsomaggiore Terme – Foto di Sailko, wikimedia.org/w/index.php?curid=79182692

4. Villino Ruggeri, Pesaro

Il Villino Ruggeri è uno dei migliori esempi di stile Liberty in Italia. Fu fatto costruire tra il 1902 e il 1907 da Oreste Ruggeri, un imprenditore molto attivo che lavorava nel campo farmaceutico e della ceramica. Ruggeri era nato a Urbino, ma si trasferì a Pesaro dopo il grande successo dei suoi prodotti, soprattutto i “glomeruli” contro l’anemia, pubblicizzati in modo molto moderno e originale per l’epoca.

I lavori furono seguiti dall’architetto Giuseppe Brega, anche lui di Urbino. Quando la famiglia Ruggeri andò ad abitare nel villino, tutto era curato nello stesso stile: non solo le decorazioni, ma anche i dettagli più piccoli, come infissi, maniglie, arredi, perfino coperte, stoviglie e oggetti di uso quotidiano. Era tutto rigorosamente in stile Liberty.

Il villino si trova dentro un grande giardino. Prima della guerra era ancora più ricco: c’erano aiuole piene di fiori colorati, una serra di vetro, un gazebo in ferro e una panchina decorata con maioliche. Oggi di quel giardino resta soprattutto una grande fontana rotonda, decorata con grosse aragoste.

Anche se durante la guerra ci furono danni molto gravi, l’edificio conserva ancora la sua caratteristica più importante: una decorazione esterna molto ricca, fatta con rilievi in cemento. I disegni rappresentano soprattutto forme marine e motivi floreali, ripetuti sulle pareti, sulle mensole e sotto il tetto.

All’interno sono rimasti alcuni elementi originali, come i mobili della sala da pranzo e una porta a vetri tra l’ingresso e il salotto. Al piano superiore, che è quello meglio conservato, decorazioni con foglie, frutti e fiori indicano persino il nome delle stanze.

Villino Ruggeri, 1907, Pesaro – Foto di lartnouveauenfrance, wikimedia.org/w/index.php?curid=89014743

5. Casina delle civette, Roma

Si tratta di un piccolo edificio, una residenza elegante con grandi finestre, logge, porticati, torrette, e decorazioni con maioliche e vetrate colorate commissionata all’architetto Enrico Gennari dal principe Giovanni Torlonia nel 1908.

Deve il suo nome alla presenza diffusa del motivo, fortemente simbolico, della civetta nelle decorazioni, nei mobili e nelle importanti vetrate realizzate da Duilio Cambellotti (1914).

Nel 1917 l’architetto Vincenzo Fasolo aggiunse nuove parti sul lato sud e creò un ricco insieme decorativo in stile Liberty. L’edificio unisce volumi diversi e molti materiali: a tenere tutto “insieme” è il colore grigio dei tetti, realizzati con lastre di lavagna, in contrasto con le tegole smaltate più colorate.

Gli interni, su due piani, sono molto curati: ci sono dipinti, stucchi, mosaici, maioliche, legni intarsiati, ferro battuto, tessuti e sculture in marmo, segno che il principe voleva una casa bella e confortevole.

A lungo abbandonato, il villino è stato restaurato a cura del Comune di Roma negli anni Novanta ed è oggi visitabile.

Rome, Italy – December 27, 2015: Some tourists at the entrance of the “Casina delle Civette” (Home of Owls), in Rome. It is located in Villa Torlonia and was once the residence of Prince Giovanni Torlonia. In the nineteenth century it was known as a Swiss Farmstead for the rustic look similar to a mountain hut or a swiss chalet. Today it is a museum dedicated to Art Nouveau, where you can admire the magnificent stained glass windows.

6. Palazzo Mannajuolo, Napoli

Questo palazzo, in via Filangieri, è una delle testimonianze più belle dello stile Liberty a Napoli, diffuso soprattutto tra fine Ottocento e inizio Novecento nei quartieri Vomero, Chiaia e Posillipo.

Fu costruito tra il 1910 e il 1912 dall’ingegnere Mannajuolo e dall’architetto Giulio Ulisse Arata. È famoso per le sue linee curve e per l’uso di materiali moderni per l’epoca, come vetro e acciaio. Ma il suo elemento più speciale è la scala elicoidale (a spirale), considerata un vero capolavoro: non si vede da fuori, però a volte è possibile visitarla chiedendo il permesso.

Il palazzo si trova in una delle strade più suggestive della città, circondato da altri edifici storici, e fa respirare l’atmosfera della Belle Époque napoletana. È noto anche perché è stato usato come set cinematografico in un film di Ferzan Özpetek.

Palazzo Mannajuolo, 1912, Napoli – Foto di Andrècruz23, wikimedia.org/w/index.php?curid=132832322
Scala di Palazzo Mannajuolo, 1912, Napoli – Foto di Samuelesilva, wikimedia.org/w/index.php?curid=172718007

7. Villino Florio, Palermo

Progettato dall’architetto Ernesto Basile e costruito tra il 1899 e il 1902 per la potente famiglia Florio è una delle prime opere Liberty realizzate in Italia ed è considerata anche un capolavoro dell’Art Nouveau in Europa. Basile volle inserire nell’edificio elementi che ricordassero al ricco committente, Vincenzo Florio, una persona moderna e amante dei viaggi, i luoghi da lui visitati: decorazioni che richiamano il barocco, tetto spiovente nello stile tipico del Nord Europa, torrette cilindriche che fanno pensare ai castelli francesi.

Quando la famiglia Florio iniziò a perdere la sua ricchezza e importanza, la villa venne abbandonata. Nel 1962 un incendio danneggiò una parte degli interni. Dopo molti anni e un lungo restauro, oggi il Villino Florio è di nuovo visitabile.

Villino Florio, 1902, Palermo – Foto di GiuseppeT, wikimedia.org/w/index.php?curid=56301074

Proposte operative

1) Caccia alle parole Liberty

Obiettivo: riconoscere elementi tipici del Liberty.
Materiale: quaderno, evidenziatori.

Consegna: scrivi in 2 colonne:
– elementi architettonici (es. bow-window, logge, porticati, torrette, scalone, scala elicoidale);
– decorazioni/materiali (es. vetrate colorate, maioliche, ferro battuto, mosaici, vetro/acciaio, cemento a rilievo).

Extra: scegli 3 parole e disegna un’icona per ciascuna.

2) Una moodboard o “tavola di stile” sulle decorazioni Liberty

Obiettivo: capire il tema delle linee curve e della natura nel Liberty.
Materiale: foglio A4, matita, colori.

Consegna: crea un “moodboard” (“Tavola di stile”) sulle linee e la natura nel Liberty con:
– 4 piccole forme/ritagli ispirate a fiori/foglie/onde (sullo stile di Ruggeri e Fenoglio);
– 2 motivi “animali” disegnati o ritagliati;
– crea una cornice decorativa fatta di linee sinuose.

3) “Mix di stili” (Villino Florio)

Obiettivo: capire come un edificio può unire riferimenti diversi.
Materiale: quaderno.

Consegna: crea una facciata eclettica con: 
– un elemento che ricorda il barocco;
– un elemento gotico;
– un elemento classico.

Per ogni elemento spiega: “Per me questo elemento ricorda lo stile perché…”. 

4) Vetrate narrative

Obiettivo: usare le vetrate come “storia” visiva.
Materiale: foglio A4, righello, colori.

Consegna: inventa una vetrata divisa in 6 riquadri (come un fumetto):
– 2 riquadri con stagioni;
– 2 riquadri con elementi naturali legati alla stagione;
– 2 riquadri con un simbolo per stagione.

5) Pannello informativo “in 60 parole

Obiettivo: saper spiegare in modo chiaro e breve.
Materiale: quaderno.

Consegna: scegli uno tra i palazzi/villini e scrivi un cartellino museale:
– massimo 60 parole;
– deve contenere: dove, quando, chi, 2 caratteristiche Liberty, 1 curiosità (statue “scandalose”, scala elicoidale, civette, aragoste…).

Tina Ortona è una delle docenti che hanno collaborato alla didattica del nuovo corso di arte e immagine Incontro con l’arte.

Guarda la presentazione del nuovo corso Incontro con l’arte.

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