Arte ed ecologia: imparare la pratica della cura

Arte ed ecologia: imparare la pratica della cura

VERDECONTEMPORANEO, opera vivente di Pietro Panza, 2022.

Capita di vedere che i nostri alunni trascurino l’ambiente della loro classe lasciando cartacce a terra o disponendo cartelle e zaini in modo da ostruire il libero passaggio. Come può aiutarci l’arte a sviluppare una maggiore cura nei confronti degli spazi che abitiamo giorno per giorno?

Il progetto “Arte in classe. Una finestra sull’arte… a scuola“, organizzato da me con la mia classe nella scuola secondaria di I grado Carlo Porta di Milano, ci suggerisce una via per sensibilizzare i nostri ragazzi al rispetto dell’ambiente classe e dell’ambiente naturale attraverso attività lo sviluppo della creatività e della sensibilità per l’arte. Il percorso didattico è nato da un’idea della prof.ssa Chiara De Capoa che ha intessuto una rete di relazioni con l’obiettivo di consentire ai ragazzi di entrare in contatto diretto con un’opera d’arte e con il suo autore.

Preservare uno spazio fisico e mentale adeguato per interrogare le opere significa dedicare momenti della giornata scolastica alla bellezza e promuovere negli alunni capacità riflessive che possano mettere in campo le competenze di cittadinanza sviluppate nelle differenti discipline.

Gli alunni della classe 3G del Carlo Porta con l’artista Pietro Panza.

Alla classe 3G è stata data l’opportunità di “adottare” l’opera VERDECONTEMPORANEO di Pietro Panza, confrontandosi con l’artista e avvalendosi inoltre dell’esperienza della gallerista Claudia D’Angelo con cui è stato realizzato un progetto espositivo. 

Agli alunni è stata affidata un’opera strettamente collegata al pensiero ecologico: al centro del dipinto, da un foro nella tela, cresce e fuoriesce una piccola pianta di cui prendersi cura. L’opera è stata collocata sul muro dell’aula in modo che tutti gli alunni potessero osservarla, ispirarsi, descriverla e… respirarla. La classe è entrata così in relazione con un quadro vivo incentrato sul rispetto della natura permettendo ai ragazzi di riflettere sulla crisi ecologica attraverso la cura dell’opera e della piantina in essa contenuta. 

Opere degli alunni della 3G.

Il percorso didattico si è articolato in diverse fasi: dopo un primo contatto con l’artista, gli alunni hanno familiarizzato con l’opera interpretandone il significato, dandole un titolo, affibbiandole un nomignolo, intessendo così una relazione personale. 

Sotto la guida dell’artista e delle insegnanti gli alunni hanno potuto poi esprimersi liberamente rappresentando le proprie emozioni e sperimentando nuovi materiali e metodi. Ogni alunno ha realizzato la propria opera su un modulo quadrato con un foro che potesse contenere la piantina scelta. In fase progettuale infatti gli studenti hanno scelto la pianta da collocare al centro dell’opera, studiandone la forma, le caratteristiche e lo sviluppo della crescita.

Nella fase di realizzazione delle singole opere l’artista ha aiutato gli studenti a montare un contenitore ecocompatibile sul retro del modulo. In questo modo le piantine sono state alimentate grazie allo sfagno, un materiale naturale proveniente dal Cile che, fungendo da spugna, ha mantenuto idratate le radici. Si è trattato di un percorso interdisciplinare che ha permesso agli alunni di abbracciare e mettere in relazione gran parte delle discipline scolastiche (arte, letteratura, tecnologia, educazione civica, lingue e musica).

Materiale naturale usato per alimentare le piante.

Realizzate le opere, la 3G si è dedicata all’allestimento della mostra coordinandosi con Claudia D’Angelo, gallerista dell’artista Panza, per preparare con cura tutto il materiale necessario: le infografiche dedicate alla descrizione del progetto e delle fasi di lavoro, gli elaborati scritti che hanno spiegato in stile narrativo i significati dei simboli rappresentati nelle opere degli alunni e alcuni Caviardage (metodo di scrittura poetica che consiste nell’enucleare alcune parole in una pagina scritta – come la pagina di un romanzo – e nel cancellare il resto del testo con dei disegni) lavora sul tema dei contenuti affrontati durante il laboratorio. 

La realizzazione delle nuove opere non si è esaurita con un’espressione estetica, ma ha fatto emergere riflessioni profonde su tematiche di grande attualità che sono state scritte, sintetizzate e tradotte in lingua inglese e francese e inserite in un catalogo visitabile attraverso un QR code posto all’ ingresso della mostra. Infine ogni ragazzo ha scelto una musica che potesse fare da cornice alla propria opera durante l’ esposizione. 

Il percorso di curatela si è concluso con la realizzazione di tre mostre: la prima è stata allestita a fine febbraio nella scuola Carlo Porta dove i ragazzi della 3G, a turno, hanno accompagnato e raccontato il progetto ai compagni della altre classi. Grazie alla presenza attiva della scuola sul territorio e al respiro ampio del progetto, la seconda tappa espositiva si è tenuta a marzo nello spazio del centro culturale BASE di Milano; in questa occasione le opere dei ragazzi sono entrate in stretto dialogo con le opere di Pietro Panza. In ultimo l’opera collettiva della 3G è stata richiesta dall’artista e dalla sua gallerista per mantenere il dialogo nell’ultima personale di Panza dal titolo “Dove albero è foresta”, allestita presso lo spazio espositivo dell’Ex Fornace. 

Il confronto diretto con l’arte contemporanea e con i suoi protagonisti nel progetto “Arte in classe” ha permesso agli alunni di cooperare per la realizzazione di un prodotto culturale complesso – l’esposizione finale – curando gli elementi a supporto di una mostra che trasformano l’ambiente in un contesto capace di creare e veicolare significato e di prendersi cura del piccolo ecosistema in esso presente.

Leggi anche

L'onda della memoria. Creare un manifesto per il calendario civile di classe.
Artemisia e le altre Properzia de’ Rossi: le scandalose imprese di una “scultora”
Dipingere e ri-dipingere a scuola con l'IA
Imparare facendo: l'invenzione della prospettiva
I colori dell'arte. Scopriamoli insieme
Artemisia e le altre Natalia Goncharova: un’artista tra Oriente e Occidente