Quando Haring incontra l’Egitto

Quando Haring incontra l’Egitto

Copertina della presentazione della lezione in classe

Che cosa possono avere in comune le pareti di una tomba dell’antico Egitto e un muro dipinto da Keith Haring nella New York degli anni Ottanta? Che cosa lega le figure rigide dell’arte egizia agli omini colorati e fluidi di Haring?

L’arte, anche a distanza di millenni, non è mai un fatto isolato. Ogni linguaggio nasce dal tempo che lo genera, ma può conservare tracce, suggestioni e idee capaci di riemergere e trasformarsi.

A separarli ci sono migliaia di anni e modi molto diversi di intendere l’arte. Nell’antico Egitto l’arte era legata soprattutto alla religione e all’aldilà; per Haring diventava un mezzo diretto per comunicare con le persone. In entrambi i casi, però, l’immagine non è semplice decorazione: serve a trasmettere significati.

Nell’antico Egitto le pareti di tombe e templi raffiguravano uomini, animali, divinità, simboli e geroglifici. Immagine e scrittura convivevano sulla stessa superficie. Le figure erano definite da contorni netti e colori piatti, senza chiaroscuro e senza la ricerca della profondità prospettica.

Anche la figura umana seguiva regole precise: il canone egizio. Testa e gambe erano rappresentate di profilo, mentre l’occhio e il busto apparivano frontalmente. Le proporzioni erano stabilite attraverso una griglia. 

Migliaia di anni dopo, anche Keith Haring avrebbe scelto superfici pubbliche come luoghi di comunicazione. Nei primi anni Ottanta iniziò a disegnare con il gesso bianco sui pannelli pubblicitari inutilizzati della metropolitana di New York. Quelle superfici, attraversate ogni giorno da migliaia di persone, diventarono per lui un vero laboratorio: uno spazio in cui sperimentare figure semplici, segni immediati e un linguaggio accessibile a tutti.

Haring era profondamente interessato ai geroglifici egizi e ai sistemi di segni di diverse culture. Nella costruzione del proprio linguaggio visivo guardò anche ai geroglifici, oltre che ai pittogrammi giapponesi, cinesi e maya, elaborando un vocabolario personale di immagini e simboli. La sua ricerca tendeva a creare una forma di comunicazione posta tra pittura e scrittura.

In contesti e con funzioni diverse, la parete torna quindi a essere uno spazio da leggere: un luogo in cui immagini e segni comunicano con chi li osserva.

Il laboratorio

Dopo aver studiato l’arte egizia e osservato il linguaggio grafico di Haring, ho posto agli studenti una domanda:

“Che cosa accadrebbe se una figura dell’antico Egitto incontrasse il linguaggio grafico di Keith Haring?”

Da questa domanda è iniziato il nostro laboratorio.

Materiali

  • fogli da disegno bianchi;
  • matita e gomma;
  • pennarelli colorati;
  • pennarello nero a punta grossa;
  • cartoncini colorati;
  • forbici e colla.

Fasi

  1. Ogni studente ha progettato la propria figura partendo dall’iconografia egizia: faraoni, divinità e simboli sono stati reinterpretati cercando di mantenere alcuni elementi immediatamente riconoscibili.
  2. Le figure sono state colorate con i pennarelli utilizzando campiture piatte dalle tinte vivaci. Successivamente i contorni sono stati ripassati con il pennarello nero a punta grossa. Intorno ai corpi sono state aggiunte linee e piccoli segni per suggerire movimento ed energia.
  3. Una volta terminato il disegno, ogni figura è stata ritagliata seguendone il contorno.
  4. Ogni studente ha poi scelto un cartoncino colorato che valorizzasse la propria composizione e vi ha incollato il lavoro.

Faraoni, divinità e scarabei hanno mantenuto gli elementi che li rendono riconoscibili, ma hanno iniziato lentamente a trasformarsi. Le linee rigide e geometriche delle figure egizie sono diventate curve e dinamiche, mentre i corpi hanno cominciato a piegarsi e a muoversi.

Il contorno nero è diventato il punto d’incontro tra i due linguaggi: definisce le figure egizie e, allo stesso tempo, richiama la linea forte e continua di Haring. Colori piatti e vivaci e piccoli segni di movimento hanno completato la trasformazione.

Obiettivi del laboratorio

  • Conoscere le principali caratteristiche della rappresentazione della figura nell’arte egizia.
  • Comprendere il significato del canone e delle convenzioni figurative egizie.
  • Conoscere il linguaggio grafico di Keith Haring e il suo interesse per segni e pittogrammi.
  • Individuare analogie e differenze tra linguaggi artistici appartenenti a epoche lontane.
  • Rielaborare in modo personale immagini e simboli attraverso il disegno e il colore.

Questa attività permette agli studenti di mettere in relazione antico e contemporaneo, regola e libertà, staticità e movimento, non attraverso una semplice imitazione, ma osservando e trasformando due linguaggi artistici molto lontani tra loro.

Giusy Mellino è una delle docenti che hanno collaborato alla didattica del nuovo corso di arte e immagine Incontro con l’arte e di altri manuali di successo come Giotto.

Guarda la presentazione del corso.

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