Quando le pareti scolastiche diventano finestre sul mondo: la lezione pedagogica della "Galleria delle lavagne"

Quando le pareti scolastiche diventano finestre sul mondo: la lezione pedagogica della "Galleria delle lavagne"

Mostra dell’artista Flora Sala presso la scuola secondaria di I grado “Rinascita – A. Livi”

Nel panorama educativo contemporaneo la sfida di noi insegnanti d’arte non è solo trasmettere nozioni di storia dell’arte o tecniche di disegno, ma educare lo sguardo delle nuove generazioni alla bellezza e alla complessità del contemporaneo. Esiste un’esperienza straordinaria che traccia una rotta innovativa in questa direzione: il progetto della Scuola secondaria di primo grado “Rinascita – A. Livi” di Milano.

Per un decennio, sotto la guida della professoressa Carla Zaffaroni, questa scuola ha aperto le sue porte a un flusso continuo di creatività, organizzando mostre di artisti, illustratori, scenografi, fumettisti, designer, grafici e fotografi, del calibro di Jacovitti, Togo, Simonetta Ferrante, Sara Montani, Maria Spazzi, Vincenzo Filosa, Flora Sala, Pinin Carpi, Davide Scianca e molti altri.
Non si tratta di semplici esposizioni temporanee, ma di un impianto pedagogico strutturato che offre spunti di riflessione fondamentali per chiunque creda nel valore dell’arte nella scuola.

Il progetto “Galleria delle lavagne” nasce da un’idea dell’artista e docente Sara Montani che inaugura nel 2012 uno spazio espositivo presso la scuola  primaria “Cesare Battisti” di Via Palmieri. Qui l’esperimento si protrae fino al 2017 per poi approdare alla scuola “Rinascita” che accoglie il progetto come parte del curriculum scolastico.

L’obiettivo è ospitare mostre di artisti contemporanei con l’intento di proporre percorsi educativi e formativi di avvicinamento all’arte contemporanea condotti dagli artisti stessi.

Il cuore pulsante del progetto risiede, là dove è possibile, nell’interazione diretta con i professionisti della cultura. Gli artisti non si limitano a esporre, ma entrano a scuola per inaugurare la mostra e attivare incontri e laboratori che vengono poi seguiti dalle docenti di Arte e immagine. Attraverso queste attività i professionisti dell’arte offrono e condividono la loro esperienza di vita e il percorso personale nel mondo delle arti, ma anche i saperi del mestiere, svelando i segreti tecnici e pratici della produzione visiva. Non meno importante, condividono quel particolare sentire sensibile che rende uniche le loro opere, educando i ragazzi all’empatia e all’ascolto emotivo. 

Questa bellezza ha un valore pedagogico profondo perché nasce dalla ricerca: mostrare agli studenti il processo creativo, l’errore, il tentativo e l’evoluzione dietro a un’opera significa scardinare il mito del “talento innato”, avvicinandoli al fare artistico con rispetto, ma senza timore reverenziale.

Attraverso la modalità laboratoriale, gli studenti non sono spettatori passivi, ma vengono attivamente coinvolti nella fruizione delle opere e nella rielaborazione personale delle informazioni ricevute. L’arte diventa così uno strumento per elaborare il proprio vissuto e dare forma al proprio pensiero ed esso entra in dialogo con il lavoro dell’artista inserendosi anch’esso nella mostra.

Particolare della mostra dedicata a Jacovitti, scuola “Rinascita”.

Il circolo virtuoso del peer tutoring: dai ragazzi ai più piccoli

L’aspetto più incisivo del progetto è la ricaduta relazionale dell’apprendimento: dopo aver metabolizzato l’incontro con l’artista, gli alunni della secondaria diventano tutor del percorso dei più piccoli divenendo così guide museali e facilitatori per i bambini della scuola elementare.

Questo meccanismo di peer tutoring innesca dinamiche formidabili:

  • Sviluppa le competenze comunicative e la responsabilità nei ragazzi più grandi.
  • Promuove l’inclusione e la continuità verticale tra diversi ordini di scuola.
  • Dimostra che l’arte possiede un linguaggio universale, capace di connettere gli adulti e i più piccini.

Sinestesia e territorio: la scuola come hub culturale e presidio di cittadinanza

L’esperienza della “Galleria delle lavagne” dimostra che, quando l’arte entra a scuola in modo così strutturato, i confini dell’istituto si dilatano: la scuola smette di essere un’isola e si trasforma in un luogo di cultura per l’intero territorio.

Un momento cardine di questa apertura sono i vernissage: le inaugurazioni delle mostre sono sempre accompagnate da pièce musicali eseguite dal vivo dagli alunni, valorizzando l’anima della scuola, che è un istituto ad indirizzo musicale. Il dialogo sinestetico tra le arti visive e le note dei ragazzi trasforma l’evento in una vera performance collettiva.

La scuola diventa così un centro di gravità culturale che attrae le famiglie, i residenti e i curiosi, configurandosi come un luogo sempre più concreto di cittadinanza democratica, responsabile e partecipata. Condividere l’arte e la musica significa condividere uno spazio di dialogo pubblico, dove si impara a rispettare il pensiero altrui, a sviluppare il pensiero critico e a riconoscersi come comunità.

Con tali premesse l’arte non è una semplice ora di svago nel quadro settimanale, ma il motore di una comunità educante aperta, democratica e perennemente orientata al futuro.

Un invito a fare rete: l’arte come patrimonio comune

L’esperienza della “Galleria delle lavagne” è un modello replicabile, una buona pratica che può accendere nuove scintille in qualsiasi istituto scolastico.

Per questo motivo, l’invito a tutte le colleghe e i colleghi insegnanti d’arte, ai dirigenti e alle comunità scolastiche è quello di attivarsi per dare vita a iniziative simili nei propri territori. Trasformare una scuola in un polo culturale richiede visione e progettualità, ma i frutti educativi e sociali sono inestimabili. A volte gli enti locali a fronte di una progettualità, ben definita, sono anche disponibili a sostenere con dei fondi l’iniziativa.

Credo profondamente nel valore della condivisione e della progettazione partecipata tra scuole. Per chiunque fosse interessato a replicare il progetto, a comprendere la gestione dei laboratori o a strutturare la rete con gli artisti, offro fin da ora la mia piena disponibilità per un confronto programmatico e uno scambio di idee. Potete contattarmi direttamente per dialogare insieme su come portare la bellezza e la ricerca artistica nel cuore delle nostre scuole.

Come avviare una galleria d’arte nella tua scuola

Se l’idea di trasformare i corridoi del tuo istituto in uno spazio espositivo ti affascina, ecco quattro passi fondamentali basati sulla nostra esperienza per strutturare il progetto:

  • Mappare e risemantizzare lo spazio
    Individua i corridoi, gli atri o le aule polifunzionali più luminosi. Non servono ambienti perfetti: le pareti della scuola, se valorizzate con i giusti supporti e le pareti bianche, diventano luoghi ideali capaci di dare dignità professionale alle opere esposte.
  • Curare la comunicazione e la “propaganda” dell’evento
    Una vera mostra ha bisogno del suo pubblico. Coinvolgi gli alunni nella progettazione grafica di locandine e manifesti pubblicitari da affiggere nella scuola e nel quartiere. Utilizza lo spazio web e il sito istituzionale della scuola come una vetrina digitale per pubblicare le date, le biografie degli artisti e la documentazione fotografica dei laboratori, creando un ponte diretto con le famiglie e il territorio.
  • Costruire la rete con il territorio
    Mettiti in contatto con l’esterno. Coinvolgi artisti locali, scenografi, fumettisti e professionisti della grafica. Molti creativi sono entusiasti di portare il proprio lavoro nelle scuole e di confrontarsi con la freschezza degli studenti.
  • Progettare la sinergia tra le discipline
    Se la tua scuola è ad indirizzo musicale, se avete una cucina che può allestire un buffet, l’inaugurazione è un evento che si presta ad accogliere e sviluppare queste competenze negli alunni perché diventa un compito autentico.
  • Istituire il peer tutoring
    Prevedi fin dall’inizio un momento in cui gli alunni più grandi, dopo aver lavorato con l’artista, rielaborino i contenuti per spiegarli ai bambini della primaria o dell’infanzia. Questo passaggio trasforma la mostra da semplice evento a motore di continuità verticale e responsabilità civica.


Carla Zaffaroni è una delle docenti che hanno collaborato alla didattica del nuovo corso di arte e immagine Incontro con l’arte e di altri manuali di successo come Giotto.

Guarda la presentazione del nuovo corso Incontro con l’arte.

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