Un quadrato per orientarsi: parole e colori con Alighiero Boetti

Un quadrato per orientarsi: parole e colori con Alighiero Boetti

Lavori realizzati dagli alunni della scuola secondaria di I grado “Rinascita – A. Livi” di Milano.

Che cosa ci incuriosisce? Che cosa ci riesce bene? Che cosa vorremmo imparare? Nelle classi terze della secondaria di primo grado, la scelta della scuola superiore porta gli studenti a interrogarsi sui propri interessi e competenze, cercando di capire quale strada intraprendere.

Anche nelle ore di Arte e immagine si può contribuire all’attività sull’orientamento. Ogni lavoro in classe permette di mettersi alla prova e di scoprire qualcosa di sé: un disegno, ad esempio, può offrire lo spunto per parlare di ciò che piace, delle proprie capacità e di quello che si desidera fare.

Con questo pensiero in mente ho proposto un laboratorio ispirato all’artista Alighiero Boetti. Ogni studente ha scelto una parola significativa da trasformare in una composizione grafica sullo stile degli arazzi di Boetti. La ricerca della parola rappresentativa per ogni alunno ha dato l’occasione per riflettere sulle proprie competenze e desideri e per scegliere un aspetto di sé da raccontare.

Alighiero Boetti

Nato a Torino nel 1940, Alighiero Boetti lascia presto gli studi universitari per diventare un artista autodidatta. Muove i primi passi nell’Arte Povera, insieme all’amico Michelangelo Pistoletto, ma sceglie presto di proseguire da solo per esplorare il tempo, le regole e la bellezza del caso. Nel 1972 divide ufficialmente il suo nome in “Alighiero e Boetti”, unendo la sua anima libera e disordinata a quella più logica e razionale. Negli stessi anni scopre l’Afghanistan, un Paese che diventa la sua seconda casa e il centro della sua produzione più famosa: gli arazzi ricamati.

Per realizzare queste celebri opere, Boetti definiva il disegno o le regole di partenza e affidava l’esecuzione alle ricamatrici afghane. Amava lasciare spazio all’imprevisto, come quando il mare di una “Mappa” fu ricamato in rosa perché le artigiane scelsero quel filo in autonomia. Tra le sue creazioni più celebri vi sono le griglie quadrilaterali con frasi poetiche da ricomporre, il grande lavoro sui fiumi più lunghi del mondo e i conclusivi tappeti testamento. In quest’ultima serie, completata a ridosso della scomparsa a Roma, nel 1994, Boetti ha racchiuso i simboli di una vita unendoli al profilo casuale di uno spago lanciato al centro del modello.

Il laboratorio

Il laboratorio è iniziato con un’attività di scrittura guidata per aiutare gli studenti a riflettere su di sé. Ho chiesto a ciascuno di completare le frasi “Mi piace…”, “Mi interessa…” e “So fare…”, indicando attività preferite, interessi e capacità. Ho poi proposto di scegliere un aggettivo per descriversi e di pensare a qualcosa che avrebbe voluto provare o imparare in futuro. Tra le parole raccolte, ciascuno ne ha scelta una che lo rappresentasse o esprimesse un interesse o un desiderio per il futuro.

Successivamente ogni alunno ha poi condiviso con i compagni la parola scelta. Dal confronto sono emerse anche le qualità e le capacità che i compagni riconoscevano in ognuno. Lo sguardo degli altri ha offerto l’occasione per riflettere sulle proprie scelte e considerare qualità e capacità che talvolta si fatica a riconoscere in sé.

Abbiamo poi osservato alcune opere di Alighiero Boetti e familiarizzato con il suo linguaggio artistico, soffermandoci sulle griglie di lettere, sugli accostamenti cromatici e sul rapporto tra parola e immagine.

In seguito alla riflessione collettiva, abbiamo dato avvio al momento laboratoriale: gli studenti hanno ricavato un quadrato da un foglio da disegno, suddividendolo in nove parti uguali dove ogni casella deve contenere una lettera o un simbolo. Per occupare tutti gli spazi, è stato possibile utilizzare una parola di massimo nove lettere, mentre le parole più corte potevano essere accompagnate da simboli grafici.

Gli studenti hanno lavorato sulla forma del carattere, sulla misura delle lettere che dovevano essere allineate al bordo della griglia: ogni lettera doveva adattarsi alla propria casella e toccarne il bordo inferiore e quello superiore, mantenendo così la stessa altezza.

Questa regola ha dato uniformità alle scritte e ha permesso di ottenere, una volta accostati tutti i lavori, una composizione visivamente omogenea. Nel disegnare le lettere, gli studenti hanno prestato attenzione alle proporzioni e allo spazio occupato all’interno di ogni quadrato.

Per la colorazione ho introdotto un’altra regola: utilizzare solo pennarelli e  in ciascuna casella una coppia di colori a contrasto, uno per la lettera e l’altro per lo sfondo.

Una volta terminati, abbiamo accostato tutti i lavori. I ragazzi sono stati contenti di vedere come i loro elaborati, nati da parole e scelte personali, stessero bene insieme e formassero un’unica grande composizione.

INCONTRO CON  L’ARTE

Un’attività simile, ispirata a Boetti, è presente anche nel volume C del corso Incontro con l’arte.

Giusy Mellino è una delle docenti che hanno collaborato alla didattica del nuovo corso di arte e immagine Incontro con l’arte e di altri manuali di successo come Giotto.

Guarda la presentazione del corso.

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